Negli elenchi degli scrittori non graditi dal regime nazista compare anche il nome di Emilio Salgari (Fabio Stassi, Bebelplatz, p. 189), accostato a uno dei suoi romanzi meno noti, Sull’Atlante (catena montuosa del Marocco), che fa parte del ciclo delle “Avventure africane” pubblicato nel 1907. Narra, con uno spietato realismo, ciò che succedeva nel bled, accampamento nel deserto d’Algeri che ospitava tutti coloro che avevano commesso infrazioni o atti di ribellione nella Legione Straniera. Protagonista è il Conte ungherese Michele Cernazè che, caduto in disgrazia, si arruola nella Legione Straniera. Dopo poco però si ribella e tenta la fuga. La figura del Conte ungherese è liberamente ispirata ai racconti di un fuggiasco della Legione Straniera detto “Materia”, che Salgari aveva conosciuto personalmente a Torino.
Se in Italia il romanzo era stato pubblicato in un periodo in cui le guerre coloniali riscuotevano ancora consenso, la traduzione in tedesco Die Flucht aus der Fremden-Legion (Fuga dalla Legione Straniera) uscì nel 1932, anno immediatamente precedente l’ascesa al potere di Hitler; probabilmente il libro fu giudicato oltraggioso per lo spirito di ribellione verso la gerarchia militare. Inoltre le sue descrizioni di colonialismo e sfruttamento sfioravano temi delicati per il nascente regime. Per quesi motivi venne dato alle fiamme nei roghi di libri ad opera dei nazisti.
Stassi in merito alla vicenda scrive (p. 193):
Il romanzo suona minacciosamente profetico già dal primo capitolo L’inferno del bled: il mondo si è trasformato in un accampamento militare, il bled, dove regnano la disciplina più feroce e insensata, l’umiliazione, la violenza. Le condizioni di vita sono ostili: la polvere del campo, il caldo e il sole implacabili, neppure un’ombra dove ripararsi. A qualsiasi lettore un po’ smaliziato sarebbe bastato cambiare la divisa per attribuire la fisionomia dei goffi e ottusi marescialli della Legione Straniera ai gerarchi e ufficiali nazisti del tempo.
In Italia il libro non fu ritirato dal commercio. Per il regime fascista le opere dello scrittore veronese avevano il merito di aver preparato i ragazzi al “vivere pericolosamente”, alla guerra e al sacrificio. Il 1928 in particolar modo segnò l’apice dell’appropriazione fascista dell’opera salgariana e il suicidio dello scrittore venne utilizzato da parte del Sindacato degli autori come strumento nell’ambito della campagna contro i grandi editori.
Emilio Salgari, Sull'atlante. Romanzo d'avventure, Milano, Carroccio, stampa 1949.