Il 25 aprile 1911 il corpo di Emilio Salgari venne rinvenuto con il ventre squarciato in un piccolo bosco vicino a Torino; accanto al cadavere vennero rinvenuti un rasoio e un pacco di lettere. Una era indirizzata ai suoi editori:
Torino, 22 aprile 1911
Vinto dai dispiaceri d’ogni sorta, ridotto alla miseria malgrado l’enorme mole di lavoro, con la moglie pazza all’ospedale, alla quale non posso pagare la pensione, mi sopprimo.
Conto milioni d’ammiratori in ogni parte dell’Europa ed anche in America.
Li prego, signori direttori, di aprire una sottoscrizione per togliere dalla miseria i miei quattro figli e poter passare la pensione a mia moglie finché rimarrà in ospedale.
Col mio nome dovevo attendermi altra fortuna ed altra sorte.
Certo che loro, signori direttori, non mancheranno di far aiutare i miei disgraziati figli e mia moglie.
Coi più sentiti ringraziamentidevotissimo
Cav. Emilio Salgari
(Lettera citata in: Giovanni Arpino, Roberto Antonetto, Emilio Salgari. Il padre degli eroi, p. 74)
Seppur non in maniera esplicita, la lettera accusa gli editori di averlo sfruttato e di aver ridotto in miseria lui e la sua famiglia; dopo la pubblicazione della lettera, sulla stampa periodica erano state aperte delle raccolte fondi per i figli dello scrittore, alle quali moltissimi giovani lettori aderirono (si vedano questi due brevi trafiletti comparsi su «Il Resto del Carlino» il 28 aprile 1911, p. 2 e il 7 maggio 1911, p.3).
Anni dopo, il 31 dicembre del 1927, sul periodico romano «Il Raduno degli artisti di tutte le arti» - ad opera del Sindacato Autori e scrittori, artisti, musicisti - venne lanciata una campagna affinché il governo affrontasse la questione del diritto d’autore. Venne utilizzata come spunto polemico proprio la morte in miseria di Salgari. Nell’articolo il redattore capo Alessandro De Stefani si rivolgeva al governo:
Noi invochiamo l’intervento immediato e perentorio dell’autorità. Lo Stato ha dei doveri di riconoscenza verso Emilio Salgari. Gli editori hanno guadagnato, “con la sua pelle”, anche troppo. Ora basta. Lo Stato dichiari decaduti e nulli, come onerosi per l’autore, quei contratti. E imprenda una edizione “nazionale” delle opere complete di Emilio Salgari, una edizione i cui benefici siano divisi tra la famiglia dell’autore e l’Opera Nazionale Balilla. Non occorrerà stampare l'edizione in carta appositamente conciata, con caratteri appositamente fusi. Ma sulla bilancia infallibile del futuro quest’opera di gratitudine nazionale peserà forse più di molte imprese artisticamente lodevoli, ma nazionalmente gravose. E sarà un’opera veramente fascista, un monumento levato all’animosa figura di un italiano che aveva, lui almeno, una patria sola: l’Italia.
(L’articolo di De Stefani, intitolato Emilio Salgari, è citato in: Ann Lawson Lucas, Emilio Salgari. Una mitologia moderna tra letteratura, politica, società. Vol. 2: Fascismo, 1916-1943. Lo sfruttamento personale e politico, p. 111).
La campagna, aperta poco prima dell'introduzione del testo unico scolastico, aveva anche come scopo quello di depotenziare le grosse case editrici. Nel 1928 fu istituita una commissione che esaminò il “caso Salgari” e la valenza delle sue opere a scopo educativo per la pubblicazione di un'edizione nazionale (richiesta a gran voce anche dal figlio Omar), ma la campagna a favore di Salgari si concluse con un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Morelli al Ministro dell’Istruzione in cui si chiarì che le opere del romanziere veronese non erano meritevoli di una edizione nazionale per la loro mediocrità e lo scarso contenuto educativo. La campagna lanciata dal «Raduno» sarebbe riemersa nel corso degli anni rilanciata da Lucio D'Ambra.
Nel ventennio le opere di Salgari continuarono ad essere mutilate, maneggiate e strumentalizzate per creare un "romanzo di formazione fascista".
La morte di Emilio Salgari. Un lutto per i bimbi italiani, «Il Resto del Carlino. La Patria», 26 aprile 1911, p. 5.