Censurare il vero volto della guerra
Censurare il vero volto della guerra

Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, uscito nel 1928, «era immediatamente diventato un successo internazionale: due anni dopo, Hollywood ne aveva tratto un film, All’Ovest niente di nuovo, che aveva vinto due premi Oscar» (Fabio Stassi, Bebelplatz, p. 71), censurato in epoca fascista e proiettato in Italia solo negli anni Cinquanta. Il messaggio pacifista e antimilitarista di All’Ovest niente di nuovo si può paragonare ad un altro capolavoro, Orizzonti di gloria, diretto da Stanley Kubrick nel 1957 (tratto dal romanzo Paths of glory di Humphrey Cobb), a sua volta censurato in Francia (narra episodi della Prima guerra mondiale sul fronte francese, indimenticabile la scena in cui il colonnello Dax, uno straordinario Kirk Douglas, percorre le trincee poco prima di un sanguinosossimo attacco alle linee tedesche) dove uscì solo nel 1975.
Il libro di Remarque, di cui l’Archiginnasio conserva un’edizione del 1929 stampata a Berlino (a sinistra la copertina del testo), fu al centro di durissimi attacchi da parte dei nazisti, che naturalmente ne disprezzavano il contenuto antimilitarista e antinazionalista, e fu bruciato nelle piazze durante i roghi dei libri, i Bücherverbrennungen.
Per chi voglia avere una conferma di quanto poco esaltante sia la guerra vera, è di grande interesse la lettura del Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda, dove l’entusiasmo per la guerra sperata e auspicata si scontra rapidamente con la durezza della vita nel fango delle trincee, con l’incompetenza dei generali e con l’avidità di chi specula sulle forniture essenziali per i soldati.
Il Giornale di guerra uscì nel 1955, ma se fosse uscito prima, non avrebbe superato la censura fascista: Gadda descrive la realtà vera, ciò che non compare se non raramente nei romanzi e nei film.
Ecco la descrizione dell’accampamento dei soldati:

 

«Merde: sono sparse, di tutte le dimensioni, forme, colori, d’ogni qualità e consistenza, nei d’intorni immediati degli accampamenti: gialle, nere, cenere, scure, bronzine; liquide, solide etc».

(C.E. Gadda, Giornale di guerra e di prigionia, p. 240).


Così scriveva Pasolini all’amico Luciano Serra nel febbraio-marzo 1944, dopo una breve fase in cui nelle sue lettere accennava alla volontà di arruolarsi come volontario e dopo aver avuto le prime concrete esperienze di vita militare:

 

«Non so se ci rivedremo, tutto puzza di morte, di fine, di fucilazione. […] La guerra puzza di merda».

(Pier Pasolo Pasolini, Lettere 1940-1954, p. 190-191).

 

Erich Maria Remarque, Im Westen nichts Neues, Berlin, Im Propyläen Verlag, 1929.
Collocazione: BIANCHI B. 2519