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Album "I meravigliosi animali di Stranalandia"

In questa gallery raccogliamo documenti che raccontano la genesi e la vita editoriale del libro illustrato I meravigliosi animali di Stranalandia di Stefano Benni e Pirro Cuniberti (Feltrinelli, 1984), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per gli autori.

Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dagli autori né tantomeno un’interpretazione critica.

Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva dei molti argomenti e dei molti materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.

Consci di non incarnare il Lettore Modello presupposto dal testo, del testo faremo un uso specifico piuttosto che darne un’interpretazione, secondo la distinzione posta da Umberto Eco in Lector in fabula (paragrafo 3.4, Uso e interpretazione, p. 59-60).

Dal momento che de I meravigliosi animali di Stranalandia sono state pubblicate diverse edizioni (l’ultima delle quali nel 2025 con il titolo Stranalandia), le citazioni dal testo non saranno seguite dall’indicazione di pagina, ma verrà segnalato a quale degli animali sono riferite o se presenti nel prologo o in altri testi di corredo, sempre sufficientemente brevi da rendere semplice il reperimento delle parole citate in qualunque edizione si stia utilizzando.

Dedicheremo buona parte di questo lavoro all’illustratore del libro, Pirro Cuniberti. Questo offrirà anche lo spunto per dare qualche informazione sul rapporto che Benni intrattenne con diverse forme di illustrazione.

I documenti da cui prendono spunto le schede sono quasi sempre conservati e consultabili presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Più che nelle gallery precedenti però mostreremo documenti di altre biblioteche, che ringraziamo anticipatamente e che indicheremo nelle singole schede, con la relativa collocazione. In tutti gli altri casi la collocazione indicata è quella della Biblioteca dell’Archiginnasio.

Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato a Stefano Benni in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani. Segnaliamo anche il sito dell’Archivio Pirro Cuniberti.

image de La gallina intelligente
La gallina intelligente
Abbiamo concluso la gallery dedicata a Il bar sotto il mare al grido: «Il verme disicio siamo noi!». Inauguriamo questa nuova carrellata con un’ulteriore identificazione animalesca: noi, lettrici e lettori, siamo anche la gallina intelligente (Coccodesia proffia) descritta da Stefano Benni e illustrata da Pirro Cuniberti. Non perché sia l’animale più colto dell’isola di Stranalandia, ma perché con la sua poesia Il lamento della gallina rivendica di volere conquistare la propria autonomia, indipendenza, liberazione dagli stereotipi attraverso l’esercizio della conoscenza, che si acquisisce (anche) attraverso la lettura. Per questo l’abbiamo scelta come immagine-guida del nostro percorso fra le opere di Benni. Nessun altro animale è stato maltrattato: la strana bestiolina cornuta che regge il libro è, appunto, un reggilibro scolpito, non vivo. A Stranalandia vedremo bestie ben più strampalate (e vive!).
image de Stefano Benni, Pirro Cuniberti, I meravigliosi animali di Stranalandia (1984)
Stefano Benni, Pirro Cuniberti, I meravigliosi animali di Stranalandia (1984)
La prima edizione de I meravigliosi animali di Stranalandia viene pubblicata sul finire del 1984 da Feltrinelli, oramai divenuto editore stabile di Benni. La copertina mette subito in risalto l’importanza dei disegni di Pirro Cuniberti. Parte testuale e parte grafica sono infatti complementari, reciprocamente necessarie alla buona riuscita del testo. In un’intervista lo scrittore descrive il metodo di lavoro utilizzato dai due autori:   «[De Nigris]: Quale metodo di lavoro avete usato per la stesura di “Stranalandia”? [Benni]: Prima io realizzavo il testo e, a volte, il primo schizzo dell’animale, poi Cuniberti lo disegnava e lo interpretava. In definitiva Pirro ha lavorato tutta estate a Pavullo, mentre io facevo il testo in Sardegna. Quando ci siamo incontrati era come se ci fossimo tenuti in contatto telepatico. C’è infatti una misteriosa sintonia tra un certo suo tipo di invenzione e la mia». (Stefano Benni, I bolognesi oggi vogliono andare in un’isola dove ritrovare le tagliatelle, intervista a cura di Fulvio De Nigris, «Bologna incontri», XVI, gennaio 1985, n. 1, p. 33-36: 33).   Nella stessa intervista il curatore accenna al successo del libro dicendo che «in più di un’occasione, è stato oggetto di regalo nelle ricorrenze natalizie» (ibidem). Il Prologo racconta l’avventura dei due scienziati Achilles Kunbertus e Stephen Lupus, che naufragati sull’isola di Stranalandia ne sono ritornati e hanno riportato le loro osservazioni nel testo che il lettore ha tra le mani. I nomi dei due scienziati sono evidenti giochi per alludere agli autori reali (Lupo era l’abituale soprannome di Benni). Ma nel Prologo veniamo anche a sapere che quello che leggiamo è solo uno dei tre volumi dell’opera originaria, ritrovato in maniera misteriosa dopo che - appena uscita, nel 1923 - era stata sequestrata perché «avrebbe potuto turbare l’insegnamento delle scienze nelle scuole». In questa fantasiosa ricostruzione della vicenda editoriale del libro, ritroviamo il gusto per il gioco metaletterario che avevamo già incontrato nei costanti, palesi e a volte ironici riferimenti alle convenzioni della letteratura presenti ne Il bar sotto il mare. Il libro contiene cinque tavole a colori, collocate al centro del volume (p. 57-62).   Stefano Benni, Pirro Cuniberti, I meravigliosi animali di Stranalandia, Milano, Feltrinelli, 1984. Collocazione: CAGLI F. 179
image de Stefano Benni, Pirro Cuniberti, Stranalandia (2025)
Stefano Benni, Pirro Cuniberti, Stranalandia (2025)
Il successo del libro è certificato dalle numerosissime ristampe realizzate dell’edizione che Feltrinelli pubblica nella collana Universale Economica a partire dal 1989. Non viene apportata nessuna modifica al testo, mentre in copertina viene collocato uno degli strani esseri che popolano l’isola, il cubolo, rappresentato in due delle immagini a colori presenti nel testo. Il titolo in copertina di questa edizione è semplicemente Stranalandia, mentre sul frontespizio rimane il titolo originale completo. Nel 2025 è stata pubblicata una nuova edizione del testo, per la prima volta con copertina rigida, che vediamo a fianco. Ancora una volta il disegno cambia: questa volta acquista visibilità l’alfabeto muto che Osvaldo, unico abitante umano dell’isola, utilizza per comunicare con gli animali (anche se, lo abbiamo visto, la gallina intelligente sembra essere ben più abile di lui nell’usare le parole...). In questo volume del 2025 troviamo il titolo semplificato Stranalandia non solo in copertina ma anche sul frontespizio, adottando “ufficialmente" l’abbreviazione comunemente in uso fra i lettori. Da un punto di vista biblioteconomico quindi il titolo principale è cambiato in questa nuova edizione. Il libro è arricchito da una sovracoperta - di altezza però ridotta rispetto al volume, in modo che titolo e autori scritti sulla copertina rimangano visibili - che riporta il disegno che occupava copertina e quarta di copertina dell’edizione del 1984. In nessuna delle edizioni pubblicate finora è stata utilizzata come immagine di copertina la mappa di Stranalandia, che come in ogni libro di avventura - realistica o fantastica che sia - fa la sua comparsa prima ancora che la storia abbia inizio. L’isola «era all’inizio perfettamente quadrata» ma poi venne smangiucchiata dai serpenti rosicchiamondo (Golfarius gigante) che popolano il mare che la circonda.   L’edizione 2025 non è posseduta dalla Biblioteca dell’Archiginnasio, riproduciamo la copertina della copia posseduta dalla Biblioteca Salaborsa LAB che ringraziamo. Stefano Benni, Pirro Cuniberti, Stranalandia, Milano, Feltrinelli, 2025. Collocazione: Biblioteca Salaborsa Lab, NARRATIVA BENNS STR La copertina dell’edizione del 1989 è stata gentilmente fornita dalla Biblioteca “Cesare Pavese” di Casalecchio di Reno, che ringraziamo.  
image de La commemorazione funebre di Pirro Cuniberti in Archiginnasio
La commemorazione funebre di Pirro Cuniberti in Archiginnasio
Ci sembra doveroso e utile dedicare spazio all’illustratore dell’opera, un artista poliedrico e di grade prestigio per la città di Bologna: Pier Achille (detto Pirro) Cuniberti. Non avendo nessuna pretesa di coprire la sua vastissima produzione, ci limitiamo a proporre documenti che possono essere un primo approccio alla sua opera e che hanno una relazione più stretta con la vita culturale e istituzionale della città e con la nostra biblioteca. Come per Benni iniziamo dalla fine, cioè dalla commemorazione funebre dell’artista che si tenne in Archiginnasio - come sempre nella Cappella di Santa Maria dei Bulgari - martedì 8 marzo 2016. La foto a fianco è tratta da «il Resto del Carlino» del giorno successivo. Come si legge nella didascalia, Stefano Benni era presente. Cuniberti, nato nel 1923, era morto il 4 marzo. Nel numero del 6 marzo il quotidiano bolognese aveva dedicato due pagine al suo ricordo. Nell’articolo «Con lui si viveva nella bellezza». Le tre figlie fra lacrime e sorrisi (p. 6), dedicata alla famiglia dell’artista, l’autore Claudio Cumani ricorda che «le illustrazioni del libro Stranalandia di Stefano Benni le aveva fatte scegliere alla nipotina Sara, figlia di Monica». Viene citata anche la casa di Pavullo in cui, come visto in precedenza, Cuniberti aveva lavorato nell’estate 1984 per realizzare i disegni destinati a questo libro.   La fotografia è tratta da: «il Resto del Carlino. Bologna», 9 marzo 2016, p. 16. Collocazione: 19/1
image de La commemorazione funebre di Pirro Cuniberti in Archiginnasio
La commemorazione funebre di Pirro Cuniberti in Archiginnasio
Anche il Corriere di Bologna dedica un articolo alla commemorazione dell’artista tenutasi in Archiginnasio l’8 marzo 2016. Vengono offerti maggiori dettagli sullo svolgimento della cerimonia e sulle molte personalità presenti, fra i quali Stefano Benni arrivato «da chissà dove». Forse direttamente da Stranalandia.   Marco Marozzi, L’addio a Cuniberti con i suoi disegni, «Corriere della sera. Ed. di Bologna», 9 marzo 2016, p. 13 (qui è visibile la pagina intera). Collocazione: 19/6          
image de Ilʹja Jakovlevič Maršak, Le cose raccontano (1954)
Ilʹja Jakovlevič Maršak, Le cose raccontano (1954)
Una ricerca sul catalogo del Polo Bolognese ci informa che il più datato dei documenti illustrati da Cuniberti presenti nelle biblioteche del territorio - nello specifico in Biblioteca Salaborsa Ragazzi - sono delle brevi raccolte di favole di Esopo pubblicate nel 1952 dalla casa editrice bolognese Cappelli. Questi volumi fanno parte del Fondo Giardini Margherita, la collezione libraria proveniente dalla Biblioteca dei Ragazzi ai Giardini Margherita, che fu una delle prime biblioteche destinate a piccole lettrici e piccoli lettori in Italia, inaugurata nel 1954. Il Fondo è attualmente oggetto di un importante progetto di digitalizzazione che il Settore Biblioteche e Welfare Culturale del Comune di Bologna sta portando avanti in collaborazione con Wikimedia Italia. Queste favole con illustrazioni di Cuniberti sono state ripubblicate da Corraini edizioni nel 2023. Nel 1954 invece viene pubblicato un libro con illustrazioni di Cuniberti, Le cose raccontano dello scrittore sovietico Ilʹja Jakovlevič Maršak (che qui si firma con lo pseudonimo M. Ilin). Anche in questo caso si tratta di testi destinati all’infanzia. Oltre alla copertina mostriamo due esempi delle illustrazioni.   Ilʹja Jakovlevič Maršak, Le cose raccontano..., illustrazioni di Pier Achille Cuniberti, Roma, Edizioni di Cultura Sociale, 1954. Collocazione: 34. B. 1281  
image de Francesco Arcangeli, Pirro Cuniberti (1957)
Francesco Arcangeli, Pirro Cuniberti (1957)
La prima mostra personale di Cuniberti si tiene alla Galleria del Circolo di cultura di Bologna dal 22 dicembre 1957 all’8 gennaio 1958. Il testo che introduce la mostra è firmato da uno dei critici più importanti nel panorama cittadino, Francesco Arcangeli (ricordiamo che la Biblioteca dell’Archiginnasio possiede due fondi archivistici e un fondo librario legati alla famiglia Arcangeli). Una delle prime notazioni del critico, riferita alle precedenti prove grafiche dell’artista, riguarda «un tema personale, di animali e d’insetti» che evidentemente proseguirà a essere centrale e troverà ulteriore espressione 30 anni più tardi anche in Stranalandia. Arcangeli negli anni successivi scriverà più volte riguardo all’opera di Cuniberti. Il testo relativo alla mostra del 1957 è riportato anche nella raccolta dei suoi interventi critici Arte e vita. Pagine di galleria, 1941-1973 (vol. 1, p. 242-245).   Pirro Cuniberti, testo di Francesco Arcangeli, Bologna, S.T.E.B., stampa 1957. Collocazione: MISC. B. 2233
image de Vita d'artista. Pirro Cuniberti (1984)
Vita d'artista. Pirro Cuniberti (1984)
Fra i numerosissimi testi che documentano l’opera pittorica di Cuniberti - cataloghi di mostre, articoli in rivista, ecc. - selezioniamo questo Vita d’artista. Pirro Cuniberti per due motivi. Il primo è che si tratta del catalogo di una mostra allestita proprio nel 1984, anno di uscita di Stranalandia. Inoltre, come dice Andrea Emiliani nel breve testo che apre questo volume: «Più che una mostra, si propone un racconto, una biografia» (p. 7). L’esposizione - e quindi il relativo catalogo - ripercorreva infatti, come il titolo fa ben capire, l’intera carriera dell’artista fino a quel momento, proponendo una ricca bibliografia, elenchi delle mostre personali e collettive e una organizzazione in ordine cronologico delle opere esposte.   Vita d'artista. Pirro Cuniberti, a cura di Paolo Fossati e Dario Trento, presentazione di Andrea Emiliani, Bologna, Nuova Alfa, stampa 1984. Collocazione: NOCERA B. 587
image de Pirro Cuniberti. Sognatore di segni (2017)
Pirro Cuniberti. Sognatore di segni (2017)
Per chiudere il cerchio, dopo avere ricordato la prima mostra di Cuniberti e quella tenutasi nell’anno di pubblicazione di Stranalandia, segnaliamo il catalogo di una mostra postuma, allestita a Venezia nel 2017. Il volume, oltre alla riproduzione delle opere esposte, contiene due testi critici (in versione bilingue, italiano e inglese): Pirro Cuniberti. Sognatore di segni di Francesco Poli (p. 6-11) e Mappa di un cacciatore di segni. Pirro Cuniberti di Flamionio Gualdoni (p. 12-17).   Pirro Cuniberti. Sognatore di segni / Dreamer of signs, a cura di Francesco Poli, con un contributo critico di Flaminio Gualdoni, Cinisello Balsamo, Silvana editoriale, 2017. Collocazione: 20. X. 1646
image de Felsina/Bononia/Bologna (1962)
Felsina/Bononia/Bologna (1962)
Pirro Cuniberti è anche curatore, non solo grafico, di volumi molto importanti per definire e mettere in prospettiva la storia della città, come questo Felsina/Bononia/Bologna. Documenti di storia, costumi e tradizioni che cura insieme a Andrea Emiliani e contiene contributi dei più importanti esponenti della cultura petroniana di quel momento (siamo nel 1962). Nonostante le dichiarazioni di umiltà - «Questo volume nasce, nelle intenzioni di coloro che vi hanno collaborato, senza eccessive pretese», si dice nella pagina non firmata, ma presumibilmente da ascrivere appunto ai curatori, che segue l’Introduzione a Bologna di Giuseppe Raimondi (p. IV-VII) - l’opera sarà decisiva nel racconto della storia cittadina nei decenni successivi, nell’individuare e tramandare punti di riferimento, eventi e personaggi decisivi, artisti fondamentali nei vari campi della cultura. Per quanto riguarda l’arte contemporanea, vi si trova un testo di Francesco Arcangeli dal titolo Problemi della cultura figurativa a Bologna (p. 345-348), seguito dalla sezione dedicata ai Pittori bolognesi presenti alle Nuove prospettive della pittura italiana. Bologna - giugno 1962, fra i quali compare lo stesso Cuniberti con l’opera Cane fondo giallo.   Felsina/Bononia/Bologna. Documenti di storia, costumi e tradizioni, a cura di Andrea Emiliani e Pier Achille Cuniberti, Bologna, Alfa, stampa 1962. Collocazione: 17* CC. 119
image de Renzo Renzi, La città di Morandi (1989)
Renzo Renzi, La città di Morandi (1989)
Pirro Cuniberti e Renzo Renzi hanno collaborato a numerosi testi ed erano legati anche da un rapporto di amicizia e frequentazione. Ne è testimonianza la lettera del 1953 che il primo invia al secondo conservata presso la Biblioteca “Renzo Renzi" della Fondazione Cineteca di Bologna. Fra le molte opere a cui i due lavorano insieme va citato il volume La città di Morandi, scritto da Renzi e di cui Cuniberti cura grafica e impaginazione. Il titolo riprende proprio una definizione che Francesco Arcangeli aveva utilizzato parlando dell’artista nel pieghevole che introduceva la sua prima personale nel 1957:    «Si potrà avanzare [...] l’ipotesi che è pur visibile come Cuniberti lavori nella città di Morandi, un artista che sembra avere imposto, con silenziosa ma perentoria autorità, un suo modo d’essere a un ambiente che sarebbe stato altrimenti, per motivi strutturali, facilmente volto a riceche d’impronta direttamente realistica, e di valore politico-sociale».   Cuniberti è dunque “figlio” di Morandi e del percorso artistico da lui imposto - fortunatamente imposto, sembra dire Arcangeli - al capoluogo emiliano. L’impegno di Cuniberti su La città di Morandi e Felsina/Bononia/Bologna è quindi per l’artista non solo un modo per rendere omaggio a uno dei suoi maestri e alla città, ma anche per tracciare il percorso del lavoro da lui realizzato in campo pittorico. In questo volume si trova anche una fotografia che ritrae Cuniberti insieme allo stesso Francesco Arcangeli.   Renzo Renzi, La città di Morandi: 1890-1990. Cent'anni di storia bolognese attraverso la vicenda di un grande pittore, design e impaginazione di Pier Achille Cuniberti, Bologna, Cappelli, [1989]. Collocazione: 17*. DD. 4
image de Pirro Cuniberti illustra Jules Verne
Pirro Cuniberti illustra Jules Verne
Fra i molti libri illustrati da Pirro Cuniberti acquista particolare rilievo - per la complessità di confrontarsi con testi classici della narrativa d’avventura di larga diffusione, legati a un immaginario grafico ben diverso da quello dell’artista bolognese - il lavoro eseguito per un’edizione in cofanetto della Trilogia del capitano Nemo di Jules Verne pubblicata da Einaudi nel 1995. Le tre illustrazioni presenti sul cofanetto rispecchiano lo stile di quelle presenti all’interno dei tre volumi. Il primo volume della trilogia (I figli del capitano Grant) contiene un interessante apparato di corredo: una lunga introduzione di Michele Butor intitolata Il supremo punto e l’età dell’oro attraverso alcune opere di Jules Verne (p. VII-XXXVII), una scritto del curatore Luciano Tamburini (I tre fili d’Arianna, p. XXXIX-XLV) e una Nota bio-bibliografica sull’autore (p. XLVII-XLVIII).  Purtroppo però non vi si trova nessuna presentazione del lavoro di Cuniberti, se non queste poche righe riportate inalterate nei risvolti delle tre sovracoperte:   «I disegni appositamente eseguiti da un pittore ben noto per la sua ironica capacità favolosa come Pirro Cuniberti sorprendono il lettore là dove l’incantato stupore delle situazioni e delle figure lo hanno portato a fantasticare luoghi e momenti indimenticabili per icastica eleganza».   Un testo di approfondimento e analisi su questi disegni, firmato da Paolo Fossati e intitolato Pirro, o del narrare, è stato invece pubblicato in un’edizione limitata di questi disegni realizzata dalla casa editrice Exit in occasione di una mostra tenutasi nel 1996.   Jules Verne, Trilogia del capitano Nemo, illustrazioni di Pirro Cuniberti, 3 vol., Torino, Einaudi, 1995. Collocazione: CONT. 334 214 / 1-3 Contiene: I figli del capitano Grant, L’isola misteriosa e Ventimila leghe sotto i mari.    
image de Il logo delle Edizioni Alfa
Il logo delle Edizioni Alfa
Pirro Cuniberti è stato anche creatore di loghi che hanno caratterizzato - e in alcuni casi ancora caratterizzano - aziende, istituzioni ed eventi di Bologna. Nel 1961 realizzò il logo delle Edizioni Alfa, che qui vediamo sulla copertina del catalogo generale dell’anno 1971. L’immagine ha evidentemente una tale capacità di rendersi riconoscibile da occupare l’intero spazio della pagina e relegare le informazioni testuali alla quarta di copertina. Un confronto con i precedenti loghi della casa editrice permette di cogliere la novità della proposta di Cuniberti. Il disegno rappresenta «una sorta di creatura fantastica a quattro occhi [...] e sei zampe»: rientra quindi ancora una volta in quella attenzione al mondo animale (in questo caso fantastico) che già nel 1957 Arcangeli aveva indicato come tratto caratteristico del lavoro di Cuniberti e che naturalmente rimanda anche a Stranalandia. Nel 2017 la Biblioteca dell’Archiginnasio ha curato la mostra Come eravamo. Le edizioni Alfa di Bologna (1954-1984), sul cui manifesto naturalmente compariva - in negativo - il logo ideato da Cuniberti.   «Edizioni Alfa. Catalogo generale», 1971. Collocazione: MAZZOCCO 471
image de Il logo di Bologna 2000 Città europea della cultura
Il logo di Bologna 2000 Città europea della cultura
Cuniberti ha firmato anche il logo di Bologna 2000 Città europea della cultura. Numerosissimi sarebbero i documenti utilizzabili per mostrare la sua creazione. Fra questi ne selezioniamo uno particolare, un calendario tascabile pieghevole di 11 cm di altezza realizzato dalla Carisbo, illustrato con alcuni dei monumenti più importanti della città disegnati da Luigi E. Mattei.   2000 Bologna città europea della cultura. [Calendario], [opere grafiche di Luigi E. Mattei, [Bologna], Carisbo, [2000]. Collocazione: MISC. B. 5187
image de Cuniberti. Raccolta di segni (2008)
Cuniberti. Raccolta di segni (2008)
Nel 2008 la Fondazione del Monte Bologna e Ravenna incaricò Pirro Cuniberti di rielaborare il tradizionale logo, basato sulla Imago pietatis che da sempre identifica l’istituzione del Monte di Pietà. Il volume di cui vediamo la copertina traccia la storia del logo, introduce le novità portate da Cuniberti e presenta le iniziative programmate per presentarlo alla popolazione. È accompagnato da un DVD in cui l’artista dialoga con Andrea Emiliani, che firma anche uno dei testi contenuti nel volume.   Cuniberti: raccolta di segni, [catalogo con scritti di Andrea Emiliani e Michela Scolaro], Bologna, Bononia University Press, 2008. Collocazione: 17* AA. 1354   Raccolta di segni. Una M ben piantata, 1 DVD, Bologna, Bonomia University Press, 2008. Collocazione: DVD 42
image de Il logo della Fondazione del Monte
Il logo della Fondazione del Monte
In occasione della rielaborazione del proprio logo nel 2008 la Fondazione del Monte Bologna Ravenna donò alla Biblioteca dell’Archiginnasio la stampa di una delle elaborazioni ipotizzate da Pirro Cuniberti.   Pirro Cuniberti, [Stampa realizzata in occasione dell’elaborazione del nuovo logo della Fondazione del Monte Bologna e Ravenna], stampa tipografica a colori, 295x418 mm, 2008. Collocazione: GDS, Stampe per Soggetto, cartella R, n. 72
image de Dono a Wanda Bergamini (1968)
Dono a Wanda Bergamini (1968)
Nella versione online della mostra Come eravamo. Le Edizioni Alfa di Bologna (1954-1984) vengono presentate anche due incisioni donate da Pirro Cuniberti a Wanda Bergamini, oggi conservate presso la Biblioteca dell’Archiginnasio in seguito alla donazione del fondo librario e di quello archivistico della studiosa d’arte. In questa scheda e in quella succesiva è possibile vedere le due opere citate.   Pirro Cuniberti, [Pirro alla Vanda], stampa tipografica in b/n, 13 luglio 1968. Collocazione: GDS, cartella Bergamini, n. 4
image de Dono a Wanda Bergamini (1969)
Dono a Wanda Bergamini (1969)
Pirro Cuniberti, [Pirro alla Vanda], stampa tipografica in b/n, 13 luglio 1969. Collocazione: GDS, Cartella Bergamini, n. 5
image de Pirro Cuniberti, Adamo ed Eva cacciati dalla lottizzazione
Pirro Cuniberti, Adamo ed Eva cacciati dalla lottizzazione
In questa scheda e in quella successiva altre due opere di Pirro Cuniberti donate a Wanda Bergamini.   Pirro Cuniberti, Adamo ed Eva cacciati dalla lottizzazione, acquerello. Collocazione: GDS, cartella Bergamini, n. 3
image de Dono a Wanda Bergamini
Dono a Wanda Bergamini
Pirro Cuniberti, [Tav. 1 Cuniberti]. Collocazione: GDS, Cartella Bergamini, n. 8
image de Un fumetto mancato
Un fumetto mancato
Dopo avere tracciato alcune direttrici del lavoro di Cuniberti sia in campo pittorico che grafico, è tempo di ritornare alla sua collaborazione con Benni, pur se solamente per ripartire per un’ulteriore digressione. Nella scheda di presentazione della prima edizione di I meravigliosi animali di Stranalandia abbiamo citato un’intervista rilasciata dallo scrittore a «Bologna incontri» poco dopo l’uscita del libro. Quelle pagine sono arricchite da disegni di Cuniberti. Alcuni li vediamo qui a fianco accompagnati da una didascalia che riportiamo per intero:   «I giornalisti di Pirro Questi disegni di Pirro Cuniberti fanno parte di una serie di bozzetti che il nostro grafico [Cuniberti curava in quel momento la grafica del periodico, N.d.R.] aveva preparato per un racconto a fumetti ambientato nel mondo giornalistico, immaginato insieme a Stefano Benni. Poi andò in porto il progetto del volume “I meravigliosi animali di Stranalandia”, che Benni e Cuniberti hanno fatto uscire di recente presso Feltrinelli ed i cui disegni originali sono stati esposti alla bolognese Galleria San Luca fino al 16 gennaio scorso. Prosegue, invece, in Palazzo Pepoli Campogrande, sede didattica della Pinacoteca Nazionale di Bologna, la mostra “Vita d’artista: Pirro Cuniberti”, che la città ha voluto riservare al più versatile dei suoi artisti, nell’era post-morandiana».   Ritroviamo in queste parole molte delle notazioni fatte nelle schede precedenti, oltre al riferimento alla citata mostra del 1984 Vita d’artista. Veniamo inoltre a conoscenza del fatto che anche i disegni di Stranalandia furono protagonisti di un’esposizione. Ma la notizia che più ci interessa è che la prima idea di collaborazione fra Benni e Cuniberti non ruotava intorno a un libro illlustrato, ma a un vero e proprio fumetto. Il secondo aveva anche già preparato dei bozzetti di personaggi: oltre a quelli che vediamo qui, le pagine dell’intervista presentano anche degli «Studi per il grande inviato». Passato il rammarico per non potere sapere come sarebbe stato il fumetto se fosse stato portato a termine, cogliamo questo spunto per indagare almeno parzialmente un tema a cui abbiamo già accennato nella gallery dedicata a Il bar sotto il mare: il rapporto fra Stefano Benni e il fumetto. Inoltre l’intervista a Benni fa riferimento a un’analoga intervista rilasciata sul numero precedente di «Bologna incontri» proprio da un grande fumettista, Bonvi. A entrambi infatti Fulvio de Nigris pone domande su una reale o presunta specificità dell’umorismo emiliano - e bolognese in particolare - e sulla possibilità di fare nascere in città un periodico satirico e umoristico (il titolo dell’intervista a Bonvi è: La città è spiritosa?). Senza entrare nel dettaglio delle risposte (che potete leggere autonomamente, qui trovate le due interviste) rileviamo come in quel periodo a Bologna il medium fumettistico fosse al centro del dibattito e delle esperienze di diversi artisti e scrittori.   Stefano Benni, I bolognesi oggi vogliono andare in un’isola dove ritrovare le tagliatelle, intervista a cura di Fulvio De Nigris, «Bologna incontri. Mensile dell'Ente provinciale per il turismo di Bologna», XVI, gennaio 1985, n. 1, p. 33-36. Collocazione: 19/408  
image de Mario Dalmaviva, Scusate l'assenza (1984)
Mario Dalmaviva, Scusate l'assenza (1984)
Prima di incontrare i fumettisti di professione, ci soffermiamo su un’esperienza del tutto peculiare. Vediamo qui la copertina di un opuscolo di poche pagine in cui vengono pubblicate le vignette realizzate in carcere da Mario Dalmaviva, militante di Potere Operaio arrestato nel 1979 e che subì un lungo periodo di carcerazione preventiva prima di essere condannato. Dal carcere Dalmaviva iniziò a inviare a «il Manifesto» una serie di vignette che raccontavano - con l’ossessiva rappresentazione delle porte chiuse delle celle, da cui uscivano le nuvolette - la vita del carcere. Proprio nel 1984 la redazione di «Linus» organizzò un’esposizione di queste vignette alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Sul pieghevole di presentazione di questa mostra, Benni pubblicò un testo che da una parte metteva in ridicolo le storture del sistema giudiziario dall’altra celebrava la spiazzante originalità dell’operazione di Dalmaviva, che con inaspettata ironia criticava ciò che stava drammaticamente subendo sulla propria pelle.   Scusate l'assenza, le vignette di Mario Dalmaviva, Milano, Milano libri, 1984. Collocazione: PALMAVERDE OPUSCOLI B. 67   Mario Dalmaviva, Stefano Benni, Scusate l'assenza, [S.l.], [s.n.], 19841 pieghevole, 19x42 cm ripiegato a 19x10 cm Collocazione: PALMAVERDE OPUSCOLI B. 68  
image de «Metrò» e il fumetto a Bologna
«Metrò» e il fumetto a Bologna
Nella gallery dedicata a Bar Sport, fra le diverse esperienze giornalistiche di Benni abbiamo accennato a «Metrò», di cui lo scrittore fu direttore editoriale nella prima metà degli anni Ottanta. Come dimostrano, a solo titolo di esempio, alcune pagine estratte dai numeri di febbraio e marzo 1984, questo periodico riservava costante attenzione a quanto accadeva nel mondo del fumetto bolognese, in quel periodo particolarmente vivo e fecondo. Nella pagina che vediamo a fianco, oltre a un’interessante intervista a Magnus - gloria ormai affermata del fumetto petroniano - sui 20 anni di alcuni dei suoi personaggi più “neri”, troviamo la notizia della nascita del Centro di applicazione Zio Feiningher, una scuola di fumetto pensata e realizzata da alcuni degli esponenti più giovani del locale mondo delle nuvole parlanti. Il giornale intervista Igort (sono suoi i due disegni che accompagnano l’intervista), Daniele Brolli e Marcello Iori, ma elenca anche altri docenti che renderanno questa esperienza una vera e propria fucina di idee e talenti: Lorenzo Mattotti, Giorgio Carpinteri e, naturalmente, Andrea Pazienza.   Carlo Branzaglia, Festeggiamenti malvagi. Compiono gli anni Kriminal e Satanik, pietre miliari del fumetto “nero”. Operazione Zio Feiningher. Conversazione con Brolli, Igort, Iori, a cura di Maria Grazia Perego, Tonino Tadiotto. «Metrò. Quindicinale di informazione e spettacolo», n. 2, 17 febbraio 1984, p. 12. Collocazione: MISC. BB. 2393 (1984)
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Andrea Pazienza, Paz. Scritti, disegni, fumetti (1997)
Stefano Benni ha sempre espresso una stima per Andrea Pazienza che andava ben oltre il lavoro del fumettista e coinvolgeva la sfera del rapporto di amicizia che li legava. Il testo che forse testimonia più di tutti affetto e ammirazione, perché espresso non nel linguaggio razionale della saggistica ma in quello emotivo della narrazione, è il racconto Paz e la carpa Nan Ch’ai, pubblicato sull’antologia curata da Vincenzo Mollica di cui vediamo la copertina. Un volume che, a poco più di 10 anni di distanza dalla morte del fumettista, raccoglieva alcuni dei suoi testi più rappresentativi - non solo a fumetti - accompagnandosi idealmente ad alcune mostre, curate dallo stesso Mollica insieme a Michele e Mariella Pazienza, tenutesi tra il 1997 e il 1999 a Bologna (nello specifico a Palazzo Re Enzo), Torino, Pescara e Napoli. Una serie di iniziative che contribuì in maniera decisiva a fare conoscere il lavoro di Pazienza anche fra i più giovani, che non avevano vissuto direttamente gli anni della sua produzione.   Andrea Pazienza, Paz. Scritti, disegni, fumetti, a cura di Vincenzo Mollica, con un racconto di Stefano Benni, Torino, Einaudi, [1997]. Collocazione: 20. K. 3889
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Scritti su Altan (2009)
Un altro importante fumettista per il quale Benni nutriva infinita stima è Altan. I due collaborarono in almeno due occasioni, entrambe strettamente legate al tema “animalesco” proprio di Stranalandia. Altan è estraneo all’ambiente fumettistico bolognese. È vissuto nel capoluogo emiliano dagli 8 ai 20 anni (cioè fino al 1963), ma fino a quell’età - quando si sposta a Firenze per studiare architettura - non aveva mai avuto interesse per la nona arte (lo racconta lui stesso nell’intervista Una farsa italiana. Una conversazione, rilasciata a Eddy Devolder e contenuta nel libro di cui vediamo qui la copertina, p. 57-88: 57-59). Il legame fra il disegnatore e lo scrittore, diversamente da quanto accaduto con Pazienza, non nacque quindi dalla frequentazione e dall’amicizia, ma dalla comunanza di intenti e tonalità nei rispettivi lavori. Goffredo Fofi, nella sua raccolta di saggi Prima il pane. Cinema, teatro, letteratura, fumetto e altro nella cultura italiana tra anni Ottanta e Novanta (1990)- il cui intento è quello di «segnalare, della produzione artistica e culturale italiana ciò che mi sembrava volta a volta più nuovo e significativo, e spesso quindi sconosciuto ai più» (Avvertenza, p. 5-6: 5) - riunisce Altan e Benni nella sezione intitolata Umoristi, nonostante esista nel libro un apposito capitolo dedicato a Disegnatori e fumettisti. Nell’interpretazione di Fofi dunque il tratto che unisce i due - e che travalica le diverse forme artistiche utilizzate - è il ricorso al comico. A Altan Fofi dedica un breve intervento intitolato Altan, un maestro (p. 45-46), mentre qualche pagina in più riserva a L’humour bianco di Benni (p. 47-50). Per un’analisi del comico in Benni - oltre al più volte citato Leggere, scrivere disobbedire in cui lo scrittore dialoga proprio con Fofi - si veda anche: Lisa Bentini, Stefano Benni o lo scrittore disobbediente, in Atlante dei movimenti culturali dell'Emilia-Romagna, 1968-2007. Vol. 2: Narrativa, p. 79-91, in particolare il paragrafo Nell’orchestra del comico, p. 82-88. Ma torniamo a Scritti su Altan. Benni vi contribuisce con Che cos’è un Altan (p. 5-6), riflessione critica fatta alla sua maniera, tramite un lungo elenco di brevi frasi che provano, e non riescono, a definire la peculiarità del lavoro del fumettista. Il volume, oltre alla lunga intervista sopracitata, contiene interessanti saggi di analisi critica più tradizionale e dettagliata delle opere del maestro friulano. Più articolata e approfondita è la prefazione di Benni all’antologia di fumetti di Altan Mix del 1990 (p. 7-11). Parlando di Altan, vogliamo infine ricordare che nel 2025 la Biblioteca Salaborsa è stata sede della mostra Buon compleanno, Pimpa, che celebrava i 50 anni della cagnolina a pois. Ma è ora di vedere come Altan e Benni abbiano trovato un terreno di lavoro comune proprio nella creazione di animali fantastici.   Scritti su Altan, [di Stefano Benni... [et al.], a cura di Daniele Brolli], Bologna, Comma 22, [2009]. Collocazione: ARPE-BO B. 4107
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Altan, Stefano Benni, Piero Perotti, Mondo Babonzo (2006)
I meravigliosi animali di Stranalandia è un libro per ragazzi? La domanda, lo sappiamo, è oziosa. Un bel libro può essere letto e apprezzato da lettrici e lettori di ogni età. Una biblioteca però è costretta a porsi il dilemma perché nel momento in cui deve creare la notizia in catalogo relativa a quel libro può decidere se etichettarla o meno con il tag “Letteratura per ragazzi”. E, ancora più, una biblioteca (ma anche una libreria) deve decidere dove collocare quel libro e quindi a quale pubblico farlo conoscere in maniera privilegiata e più immediata. Per fortuna non dobbiamo dare qui una risposta definitiva. Possiamo cavarcela dicendo che il libro dimostra che l’immaginazione di Benni mantiene un legame indissolubile con il mondo dell’infanzia, come dimostrato in molti suoi romanzi che mettono in scena personaggi molto giovani o che pur avanti nell’età - come gli scienziati Kunbertus e Lupus - dimostrano di avere mantenuto un forte legame con la capacità fantastica propria dei bambini (sul tema si veda l’articolo di Lisa Bentini citato nella scheda precedente, in particolare il paragrafo Signori Bambini, p. 88-91). L’oziosa domanda di partenza scaturisce però da un dato. Nel 2006, 22 anni dopo la pubblicazione di Stranalandia, Benni ne realizzò una versione esplicitamente e principalmente indirizzata a un pubblico di età infantile. Illustrata, questa volta, non da Pirro Cuniberti ma da Altan. Si tratta di Mondo Babonzo. Museo delle creature immaginarie, di cui vediamo la copertina a fianco. Il legame con il libro del 1984 è subito denunciato dal titolo: il babonzo (Babonzus beota) infatti è uno degli animali incontrati da Kunbertus e Lupus sull’isola e ha un naso molto simile a quello del bizzarro essere rappresentato nella parte superiore di questa copertina. Questo nuovo libro ha anche una cornice simile a Stranalandia. In questo caso però i nomi degli scienziati sono Lupoff e Altanski, ai quali si aggiunge un terzo personaggio, Rossoperotto, dietro il quale si nasconde il terzo autore del libro, lo scultore e scenografo Pietro Perotti. La grande novità infatti è che gli animali non sono solo descritti con le parole e mostrati nei disegni, ma trovarono anche concreta realizzazione in una serie di sculture che danno vita a un reale Museo delle Creature Immaginarie (MUCI) che i bambini potevano visitare. Il libro infatti sosteneva un’iniziativa di beneficienza di AMREF, associazione che ancora oggi si occupa di fornire aiuti alle popolazioni africane. Il libro si conclude con il testo L’Africa che immaginiamo di Giulio Cederna e Martina Vitale Ney (p. 163-184) in cui si descrivono gli interventi di AMREF e la vita delle popolazioni aiutate.   Il libro non è posseduto dalla Biblioteca dell’Archiginnasio, le immagini riportate provengono dalla copia della Biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi” che ringraziamo. Altan, Stefano Benni, Piero Perotti, Mondo Babonzo. Museo delle creature immaginarie. Catalogo, Roma, Gallucci, 2006. Collocazione: Biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi”, R FANTASTICO MON
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Il pappagatto
Sul retro del fontespizio di Mondo Babonzo troviamo, fra le altre, questa nota:   «Alcuni personaggi citati in quest’opera sono tratti dal volume Stranalandia di Stefano Benni, pubblicato nel 1984. Si ringrazia l’editore Feltrinelli per la gentile concessione».   Ed infatti ecco il Pappagatto nell’interpretazione di Rossoperotto alias Piero Perotti, che trasforma in realtà tridimensionale uno dei pochi disegni a colori presenti in Stranalandia. In Mondo Babonzo, nella nota appena citata come nel resto del libro, stranamente non viene mai citato Cuniberti. Nel testo che accompagna questo animale, Kunbertus viene sostituito da Altanski.   Altan, Stefano Benni, Piero Perotti, Mondo Babonzo. Museo delle creature immaginarie. Catalogo, Roma, Gallucci, 2006. Collocazione: Biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi”, R FANTASTICO MON
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Scarafaggi riparatutto
Altri animali di Stranalandia reinterpretati e portati in vita da Perotti: gli scarafaggi riparatutto. Rimanendo nel campo dell’illustrazione, queste piccole bestie riportano alla mente la prefazione che Benni premette a L’arcimboldo dei mestieri (p. 5-6), una raccolta di Visioni fantastiche e costumi grotteschi, recita il sottotitolo, rappresentati in incisioni settecentesche di Nicolas de Larmessin. Sottolineando l’originalità degli strampalati personaggi ritratti da Larmessin e la loro forza ispiratrice per molti artisti moderni, Benni evidenzia la costante presenza di «unione grafica tra uomo e oggetto, nei cartoni animati» (ivi, p. 6). L’ispirazione da cui nascevano nel 1984 gli scarafaggi riparatutto è senza dubbio debitrice a questa idea, con la parte umana che viene sostituita da una parte più genericamente animale (che è anche un modo per ribadire che l’uomo, nonostante si senta superiore alle altre creature, è animale tanto quanto lo scarafaggio).   Altan, Stefano Benni, Piero Perotti, Mondo Babonzo. Museo delle creature immaginarie. Catalogo, Roma, Gallucci, 2006. Collocazione: Biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi”, R FANTASTICO MON
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Altan, Stefano Benni, 10 teorie sull'estinzione dei dinosauri (e 25 animali fantastici) (2016)
Molti degli animali di Mondo Babonzo vengono riproposti, ancora per l’editore Gallucci, in un nuovo libretto. Anche le 10 teorie sull’estinzione dei dinosauri - alla quale deve essere miracolosamente sopravvissuto il Prontosauro, dal momento che Kunbertus e Lupus lo trovano a Stranalandia - erano già presenti in Mondo Babonzo.   Altan, Benni, 10 teorie sull'estinzione dei dinosauri (e 25 animali fantastici), Roma, Gallucci, 2016. Collocazione: MISC. A. 5931
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Il fintomorto
Il nostro Gruppo di lettura, quando si dilettava con Umberto Eco nel 2025, aveva già incontrato 10 teorie sull’estinzione dei dinosauri (e 25 animali fantastici) nella gallery che avevamo dedicato a Baudolino, vera e propria summa di esseri favolosi e creature immaginarie che avevano affollato le pagine della letteratura medioevale. In quell’occasione avevamo scelto di mostrare il Fintomorto e lo Gnu dal membro blu. A fianco possiamo vedere le rappresentazioni del Fintomorto proposte in Mondo Babonzo da Altan e da Perotti.   Altan, Stefano Benni, Piero Perotti, Mondo Babonzo. Museo delle creature immaginarie. Catalogo, Roma, Gallucci, 2006. Collocazione: Biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi”, R FANTASTICO MON
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Ossigeno. Libri per respirare
Per ricordare un ulteriore lavoro di Benni che riguarda l’illustrazione di animali, fantastici o no, dobbiamo prima introdurre uno dei numerosi esperimenti con cui Benni cercò - spesso riuscendoci - di ritagliarsi uno spazio di autonomia all’interno del mercato editoriale. «L’utopia di avere dei propri media» ricercata negli anni Settanta in campo giornalistico con il tentativo presto abortito de «Il Foglio di Bologna» viene traslata e adattata al campo della produzione libraria sul finire degli anni Novanta con la collana Ossigeno. Libri per respirare. Benni ne parla su stimolo di Goffredo Fofi:   «[Fofi]: Quello che a me impressiona delle grandi case editrici è la scomparsa dei direttori editoriali, diventati solo manager, attenti alle vendite e basta, e dei direttori di collana. Tutta la produzione di questi editori diventa una massa uniforme, decisa da un’entità generica che non si assume responsabilità. L’istituto per cui si dava una responsabilità a un redattore [...] di dirigere una collana e darle la sua impronta, di scegliere il tipo di libri, la qualità dei libri che vanno in una collana, ecco, questo è scomparso totalmente... Il piccolo editore lo fa automaticamente, perché facendo pochi libri le scelte le fa lui stesso. Tu con l’esperienza di Ossigeno, in fondo, hai fatto qualcosa del genere. Cosa mi dici dell’idea, che avevano alla Feltrinelli, di farti fare una collana? [Benni]: Io avrei fatto volentieri una collana con Feltrinelli, e loro avevano programmato di affidarmene una. Ma la mia idea era di tenere una redazione staccata, la redazione di Ossigeno, in maniera tale da poter fare scelte, come dire... più libere, ecco». (Leggere, scrivere, disobbedire, p. 86-87)   In realtà da un punto di vista biblioteconomico Ossigeno. Libri per respirare non è una casa editrice ma proprio una collana, pubblicata però non da Feltrinelli ma da Feltrinelli Traveller. Forse, ma siamo nel campo delle ipotesi, una soluzione di compromesso per garantire all’impresa l’appoggio della casa editrice maggiore ma anche l’autonomia auspicata da Benni. Il tagliando che vediamo a fianco, che abbiamo tratto dal primo romanzo uscito nella collana e che si ripete in tutti gli altri libri che ne fanno parte, dimostra che effettivamente Benni ha ottenuto una redazione bolognese e quindi probabilmente almeno in parte autonoma rispetto alle scelte editoriali di Feltrinelli.   Mariangiola Gallingani, L'angelo scassinatore, Milano, Feltrinelli Traveller, 1998. Collocazione: 35. A. 24763
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Albo avventura n. 2 (1999)
Nella collana Ossigeno vennero pubblicati due volumi che raccolgono in preminenza - ma non esclusivamante - proprio fumetti. Si intitolano Albo avventura n. 1 e Albo avventura n. 2. Nel primo Benni pubblica il racconto Il più veloce del cosmo (p. 111-119). Nel secondo invece la scelta ricade ancora sugli animali. Si tratta di un vero e proprio fumetto, che Benni scrive e disegna. Il titolo è Animalia (p. 126-133). Come testimonia questa pagina, gli animali questa volta sono reali ed esistenti, ma sempre colti in un momento di umanizzazione che li rende spesso ridicoli.   Il libro non è posseduto dalla Biblioteca dell’Archiginnasio, l’immagine è tratta dalla copia della Biblioteca Salaborsa che ringraziamo. Albo avventura n. 2, Milano, Feltrinelli Traveller, 1999. Collocazione: SDEP 741.5 ALBOA
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Stefano Benni, Asino chi non legge (1999)
Anche in questo volumetto - di nuovo indirizzato principalmente a un pubblico infantile - Benni si cimenta nel disegno di animali. Il testo è organizzato come una sorta di abbecedario. Per ogni lettera dell’alfabeto, il disegno di un animale è associato una brevissima poesia che riguarda il tema della lettura. La fantasia dello scrittore crea però soluzioni sorprendenti. Se infatti alla lettera E troviamo, come prevedibile, un Elefante, alla lettera I incontriamo il titolo Il libro e un maiale che legge. Al centro di questo disegno è quindi non l’animale ma l’oggetto, e il fatto che questo sia sporco e rovinato è ribaltato in senso positivo, perché indica che è stato “usato”. Riportiamo il breve testo che introduce l’opera:   «Nella mia lunga carriera di bambino, di scrittore, di visitatore di scuole, di insegnante, molto raramente ho incontrato bambini che non avessero voglia di leggere, scrivere, inventare. Per far passare la voglia di leggere a un bambino ci vuole un adulto (genitore, maestro, creatura televisiva, amico di famiglia) il quale abbia voglia di far passare la voglia di leggere ai bambini. Spero di non diventare mai uno di questi adulti. Nel mio mondo di scrittore i bambini-lettori sono molto importanti. So di averne e ciò mi rallegra. A loro è dedicata questa piccola istigazione alla lettura. Stefano Benni» (p. 9)   Il libro non è posseduto dalla Biblioteca dell’Archiginnasio, l’immagine della copertina è tratta dalla copia della Biblioteca comunale di Castel Maggiore “Natalia Ginzburg” che ringraziamo. Stefano Benni, Asino chi non legge, Milano, Feltrinelli, 1999. Collocazione: Biblioteca comunale di Castel Maggiore “Natalia Ginzburg”, NARR 858 BENN
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Toti Scialoja
La struttura di Asino chi non legge ricorda le deliziose Poesie con animali di Toti Scialoja. Lo scrittore-pittore romano pubblicò la sua prima raccolta di questa particolare forma poetica, da cui è tratta la pagina che qui vediamo, nel 1971, col titolo Amato topino caro. A questa seguiranno Una vespa che spavento (1975) e Ghiro ghiro tonto (1976). Altre raccolte di poesie di Scialoja con protagonisti animali, ma non accompagnate da disegni, sono La stanza, la stizza, l'astuzia (1976), La mela di Amleto (1984) e Tre lievi levrieri (1986). Queste sei raccolte confluirono in Versi del senso perso (1989), nel quale però purtroppo non vennero riproposte le illustrazioni che accompagnavano i testi delle prime tre, privando il lettore di un’esperieenza di lettura che invece andrebbe goduta nell’interazione fra parola e immagine. Nessuna delle edizioni di Versi del senso perso pubblicate successivamente ha reintegrato questa parte iconografica. Nel 1991, in una mostra tenutasi alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, sono stati esposti i disegni che accompagnavano le poesie. In quell’occasione la casa editrice Grafis ha pubblicato il volume Toti Scialoja. Animalie. Disegni con animali e poesie, a cura di Andrea Rauch, in cui oltre alle illustrazioni si trovano testi critici di Paola Pallottino, Renato Barilli, Andrea Mancini, Barbara Drudi, Andrea Rauch, Antonio Porta, Giorgio Manganelli, Giovanni Raboni e dello stesso Scialoja.   Amato topino caro. 53 poesie con animali, scritte e disegnate da Toti Scialoja, Milano, Bompiani, [1971]. Collocazione: ANCESCHI D, 44, 48
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Una poesia (non più) inedita di Toti Scialoja
La copia di Amato topino caro vista nella scheda precedente è giunta alla Biblioteca dell’Archiginnasio grazie alla donazione del fondo librario di Luciano Anceschi. Il critico era molto amico di Scialoja, che non solo appose sul libro una dedica affettuosa a lui e alla moglie Maria, ma la impreziosì con quella che al momento della dedica era una poesia inedita su uno scarafaggio che va a Fiuggi. La poesia venne pubblicata, non accompagnata da disegni, nel 1974 nel volumetto La zanzara senza zeta, che l’anno successivo diventerà la prima sezione di Una vespa! Che spavento. L’interessante e dettagliato articolo online Toti Scialoja. «Poesie con animali» di Monica Longobardi («Bibliomanie», giugno 2024, n. 57) ricostruisce anche le occorrenze della città di Fiuggi (e di altre città termali) nelle poesie di Scialoja.   Amato topino caro. 53 poesie con animali, scritte e disegnate da Toti Scialoja, Milano, Bompiani, [1971]. Collocazione: ANCESCHI D, 44, 48
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I rinogradi e la zoologia fantastica (1992)
Come abbiamo visto quello di Stranalandia non è l’unico esperimento di biologia fantastica a cui partecipa Stefano Benni. L’interesse dell’autore bolognese per il tema emerge anche dal breve intervento La zoologia fantastica (p. 91-93) che compare nel falso studio scientifico I rinogradi di Harald Stümpke.Questo libro è l’esplorazione di un’immaginaria classe di piccoli mammiferi - i rinogradi appunto - che su una remota e immaginaria isola del Pacifico iniziano ad evolvere in maniere peculiari (come vediamo in questa illustrazione). Si tratta della traduzione dell’omonimo libro di Gerolf Steiner - nome reale dell’autore che si cela dietro il falso scienziato Harald Stümpke - arricchita però da vari interventi di diversi autori, tra cui l’entomologo, poeta e sceneggiatore Giorgio Celli.Le pagine firmate da Benni, in particolare, contengono una vera e propria dichiarazione di poetica travestita da appello animalista:   «Ma se lo sterminio di draghi, arpie, idre e altre creature che hanno la sola colpa di essere selvaggina scelta per gli eroi e i bellimbusti è per lo più patrimonio del passato, un pericolo ben più subdolo minaccia gli animali immaginari moderni. E cioè lo sradicamento dal loro ecosistema, e il susseguente sfruttamento lavorativo coatto in cartoni animati, film, gadget di dubbio gusto [...]. Perciò leggere questo libro è obbligatorio, in quanto è un classico della zoologia potenziale. Ma significa anche esporre i rinogradi ai pericoli già citati. Che fare? La soluzione è ovviamente fantastica, e lasciata alla vostra immaginazione. Ma in fretta: occorrono parole, non fatti!» (p. 92-93). La Biblioteca dell’Archiginnasio non possiede questo volume. La copertina e l’immagine qui riprodotte sono tratte dalla copia della Biblioteca Comunale di Sala Bolognese, che ringraziamo.Collocazione: Biblioteca Comunale di Sala Bolognese, S/PUR 591 PAN
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Ericailcane, inventore di animali
Dopo i molti esempi proposti possiamo senza dubbio sostenere che Stefano Benni è stato uno dei più prolifici “inventori di animali” della nostra letteratura. La definizione di “inventore di animali” la si trova nella lettera firmata dal padre dello street artist e illustratore Ericailcane che apre il volume Potente di fuoco, di cui vediamo qui metà della sovracoperta. Se osserviamo questa sovracoperta interamente aperta cogliamo lo spirito di quest’opera: «l’autore si confronta con se stesso bambino, ridisegnando e mettendo a confronto soggetti che aveva ideato nell’infanzia» (Barbara Sghiavetta, Librai ed editori d’impegno: Modo Infoshop e i suoi progetti, in Barbara Sghiavetta, Maria Gioia Tavoni, Guida per bibliofili affamati, p. 79-83: 81). In quasi tutte le opere di Ericailcane, sia quelle su muro che quelle su carta, protagonisti sono gli animali. Quasi mai animali immaginari ma reali, colti però in atteggiamenti e comportamenti improbabili in quanto troppo umani. Oltre all’opera qui citata, si vedano ad esempio anche Il canto della foresta - in cui «vengono raccolte un insieme di tavole a colori e in bianco e nero stampate sulla pregiata carta Arcoprint. Del raffinato volume, nato in seguito a una mostra nella galleria D406 di Modena, è stata inoltre realizzata una tiratura limitata di cento esemplari con la copertina incisa direttamente dall’autore» (ibidem) - e Il numero delle bestie, il primo volume che raccoglie illustrazioni dell’autore, anche questo nato in seguito a una mostra allestita nella galleria modenese D406. Citiamo infine Zoologia politica, in cui le opere di Ericailcane si uniscono a quelle di Stefano Ricci a formare un’opera che, come Asino chi non legge di Stefano Benni, «gioca con la tradizione dell’abbecedario» creando intrecci di parole e immagini che non sono certamente destinate all’infanzia ma «comunicano un atteggiamento ludico che è totalmente bambino» (dall’introduzione al volume firmata da Emilio Varrà, p. 5-6). Stimolati dall’esempio di Ericailcane, affrontiamo nelle prossime schede un’altra breve digressione, alla ricerca di altri “inventori di animali” che hanno attraversato i secoli.   Leonardo/Ericailcane, Potente di fuoco (disegni su carta 1985/2009), Bologna, Modo infoshop, [2009]. Collocazione: 17*. AA. 2112
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Il fisiologo
L’esercizio fantastico di Stranalandia ha una lunga e ricca tradizione, che ha origine nelle enciclopedie del mondo antico e nei bestiari della letteratura medievale. Il più celebre esponente di questo strano genere, di cui la modernità pare aver perso traccia, è il Fisiologo, raccolta antologica di animali, più o meno immaginari, riletti in senso allegorico e spirituale.Quest’opera nasce, con tutta probabilità, nell’Egitto tardoimperiale, e gode di una fortuna ampia e variegata in tutto il Medioevo, con numerose traduzioni, in latino, nelle lingue germaniche e romanze, ma anche in Oriente. La Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio possiede il testo critico, nella recente edizione Adelphi, ma anche il saggio Il Fisiologo di Smirne di Massimo Bernabò, in cui si descrive un manoscritto, molto prezioso e riccamente decorato, andato perduto nel 1919: in questa immagine vediamo come il miniatore immaginava l’unicorno, qui il testo corrispondente.   Massimo Bernabò, Il Fisiologo di Smirne. Le miniature del perduto codice B. 8 della Biblioteca della Scuola evangelica di Smirne, con la collaborazione di Glenn Peers e Rita Tarasconi, Bottai [Impruneta], SISMEL Edizioni del Galluzzo, 1998. Collocazione: 20. C. 1935
image de Giulio Cesare Croce, La Topeide (1636)
Giulio Cesare Croce, La Topeide (1636)
La strabordante fantasia di Benni e delle sue creazioni animali e umane fa pensare ad un altro geniale bolognese, vissuto appena qualche secolo fa: Giulio Cesare Croce.Questi, unanimemente considerato uno dei più importanti autori della letteratura popolare bolognese, vissuto tra il 1550 circa e il 1638, è soprattutto noto come l’autore del Bertoldo e del Bertoldino, ma gli sono attribuite oltre 450 opere – fra dialoghi umoristici, canzonette, pronostici astrologici, parodie letterarie e altro ancora – che recitava pubblicamente.La Biblioteca dell’Archiginnasio, oltre naturalmente a testimoniare un grande numero di saggi – tra cui quelli, sempre molto acuti, di Piero Camporesi (Il palazzo e il cantimbanco e La maschera di Bertoldo) e la lucida monografia di un giovane Olindo Guerrini – ha partecipato a un importante lavoro di digitalizzazione e valorizzazione della figura di Croce e delle sue opere. Molte di esse trattano, in maniere diverse, degli animali. A partire dagli indovinelli in ottave e in forma di sonetto, come, ad esempio, quello in cui leggiamo: «Né mai mi parto dalla mia magione / e pur sovente vo pel mondo errando / e sì mi piace la mia habitatione / Ch’ovunque vado, il letto vo portando», la cui soluzione è: la lumaca. Oppure, possiamo ricordare Il Parlamento degli Animali, in cui tutta la natura cerca di convincere, invano, il Croce a lasciar perdere la poesia, fonte di fatica e miseria. In questa immagine è riprodotto il frontespizio de La Topeide, un “capriccio curioso” tutto a tema animalesco, che si conclude con le felici nozze di un topo e di una fringuella, e la nascita della cavalletta qui stampata.   Giulio Cesare Croce, La Topeide, abbattimento amoroso d'animali terrestri, & aerei, con le nozze della Rana, e del Passerino, & il nascimento della Caualetta, e del Grilo. Capricio curioso, In Bologna, per gli eredi del Cochi, 1636. Collocazione: 17-SC.LETT ... Kc 02, 020 Il ritratto di Giulio Cesare Croce è tratto da Bertoldo con Bertoldino e Cacasenno in ottava rima con argomenti, allegorie, annotazioni, e figure in rame.  
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Gaspare Ungarelli
Gaspare Ungarelli è stato bibliotecario all'Archiginnasio dal 1874 al 1908 – nonché direttore reggente dell’istituto per due anni, tra il 1903 e il 1904: qui vediamo un suo ritratto conservato nel Fondo speciale Raccolta Iconografica Augusto Suppini.Ungarelli ha dedicato larga parte della sua vita alla raccolta e allo studio di materiali legati al dialetto bolognese, in molte sue varianti e in tutti i suoi registri espressivi, e al folklore cittadino, italiano ed europeo.Questo duplice interesse, confluito in pubblicazioni come l’importante Vocabolario del dialetto bolognese, ma anche I nomi dialettali dell'Avifauna bolognese pubblicato sulla rivista «L’Archiginnasio» nel 1930, emerge soprattutto sfogliando il fondo speciale che porta il suo nome conservato presso la Biblioteca dell’Archiginnasio – contenente, tra l’altro, materiali legati alla storia della città, alle tradizioni popolari, all’urbanistica di Bologna e, appunto, al dialetto.Tra le sezioni del fondo si possono notare la busta 5, Tradizioni popolari, e in particolare le buste 18, Zoologia popolare,  e 20, Nel mondo delle chimere. In questa per esempio si trova un breve fascicolo sulle sirene in tutta Europa, dalla Germania al Portogallo. Ungarelli non arriva però fino a Stranalandia, e omette di nominare Maria Delfina, la bella fidanzata di Osvaldo.   [Gaspare Ungarelli], ritratto fotografico. F.s. Raccolta iconografica Augusto Suppini, “XX. Ritratti di uomini illustri”, b. 7, fasc. 19.
image de Jorge Luis Borges, Il libro degli esseri immaginari (1984)
Jorge Luis Borges, Il libro degli esseri immaginari (1984)
Tra le molte opere – poesie, raccolte di racconti, saggi brevi o brevissimi – scritte dall’argentino Jorge Luis Borges, una in particolare torna alla mente, pensando all’operazione fatta da Benni e Cuniberti. Si tratta de Il Libro degli esseri immaginari, un’antologia di creature mitiche e leggendarie – qui nella prima edizione, conservata dalla Biblioteca dell’Archiginnasio – raccolte dalle letterature e dalle leggende di tutto il mondo. Un caleidoscopio di figure – qui, ad esempio, il ritratto del drago – che, come accade a Stranalandia, spesso dice più cose di noi di quante non ci aspetteremmo.   Jorge Luis Borges, Il libro degli esseri immaginari, in collaborazione con Margarita Guerrero, a cura di Fausta Antonucci, Roma-Napoli, Edizioni Theoria, [1984]. Collocazione: SACCENTI Aa, 286
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Luigi Serafini, Codex seraphinianus
Luigi Serafini è un pittore, illustratore e designer italiano, noto soprattutto per aver composto il Codex Seraphinianus: si tratta dell’enciclopedia di un mondo immaginario – come d’altronde l’isola di Stranalandia, con le sue bizzarre creature – accompagnata da un testo scritto in un alfabeto asemico, inventato per l’occasione dall’artista. Quest’opera, pubblicata per la prima volta nel 1981, ha attirato nel corso degli anni molti ammiratori, da Roland Barthes a Italo Calvino, che le dedica un saggio, L'Enciclopedia di un visionario, all’interno della raccolta Collezione di sabbia (p. 157-161).Nel 2025 la Fondazione Franco Maria Ricci ha organizzato una mostra dedicata a Serafini e alla sua opera. Nel catalogo possiamo trovare numerose immagini del Codex Seraphinianus. Tra le tante, la copertina, qui riprodotta, e una pagina tra le più peculiari: dei «pesci che affiorando dall’acqua sembrano grandi occhi da diva dello schermo» (Italo Calvino, L'enciclopedia di un visionario cit., p. 158) e che, ne siamo sicuri, non sarebbero fuori luogo nei mari di Stranalandia.   Luigi Serafini. Da Serafini a Luigi: l'uovo, lo scheletro, l'arcobaleno,  testo di Pietro Marcogliano, Fontanellato, Franco Maria Ricci, 2025. Collocazione: ARPE-PR D. 165
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Il pavarotto
Alcuni degli animali che popolano Stranalandia possono suscitare curiosi accostamenti con i documenti della nostra Biblioteca.   Il pavarotto Passerus cavaradossus Nelle notti di luna i potenti acuti del passero Pavarotto tengono svegli gli abitanti di Stranalandia. Canta preferibilmente romanze d’amore.   Nel 1984, quando Stefano Benni e Pirro Cuniberti pubblicano Stranalandia, il tenore Luciano Pavarotti era all’apice della sua carriera musicale. Non è quindi per caso che uno degli animali più musicali di quella terra – al punto da stufare, con le sue romanze, gli altri isolani – sia proprio il “passero Pavarotto”.La Biblioteca dell’Archiginnasio ha uno stretto legame con l’opera e, più in generale, con la musica lirica: nel Fondo speciale Teatro e spettacoli sono presenti - tra una grande mole di materiale attentamente studiata da Patrizia Busi nel volume In scena a Bologna. Il fondo Teatri e spettacoli nella Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, 1761-1864; 1882, integralmente consultabile online - anche spartiti e libretti d’opera. Una delle sale principali del Palazzo dell’Archiginnasio, già Aula Magna dei legisti, è chiamata oggi Sala dello Stabat Mater per ricordare la prima esecuzione italiana (il 18 marzo 1842) dell’omonima opera di Gioachino Rossini.Tra i fondi della biblioteca troviamo anche il libro Curiosissimo Pavarotti, la cui copertina è qui riprodotta: uno sguardo bizzarro, attraverso 107 fotografie, nella vita del tenore.   Adua Pavarotti, Curiosissimo Pavarotti, [centosette simpaticissime fotografie di Luciano Pavarotti presentate da Giorgio Corzolani], Modena, V. Cavani, [1990]. Collocazione: 20. Y. 84
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L'albatros poeta
L’albatros poeta Aligiganto princinuvolo Animale cui la natura ha riservato una ben strana sorte. Quando vola [...] è bellissimo, regale, slanciato. L’aria è il suo regno. A terra [...] è goffo, impacciato, ha difficoltà a muoversi. Perciò se vedete un albatros poeta, attenzione: non deridetelo se è brutto e goffo. Forse è capace di volare là dove voi non arriverete mai, e diventare bellissimo».   Sulla scorta delle Rime del vecchio marinaio di Samuel Coleridge, di cui la Biblioteca dell’Archiginnasio possiede, tra le altre, un’edizione illustrata da Gustave Doré (qui la bellissima incisione dell’uccisione dell’animale) l’albatros è diventato uno degli animali più letterari della cultura europea.La figura dell’albatros poeta che viene ritratta da Benni nella sua Stranalandia, però, dipende più direttamente da una poesia di Charles Baudelaire – qui riprodotta nella prima edizione italiana, con una traduzione in prosa di Riccardo Sonzogno.Se però il decadentista francese, lamentando la propria condizione, scrive di sentirsi simile all’albatros, Benni, con la sua solita, affilata ironia verso un certo tipo di scrittori, commenta:   «Ci sono albatros che non hanno mai volato in vita loro, vivono benissimo a terra e sospirano: “Ah, solo quando mi innalzo lassù mi sento vero". In realtà passano tutto il loro tempo a mangiare e a far salotto tra loro».   Charles Baudelaire, I fiori del male, prima traduzione italiana in prosa di Riccardo Sonzogno, Milano, Sonzogno, [18..?]. Collocazione: GORETTI D. 48
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La gru cestista
La gru cestista Alfonsina basketans Animale dalle lunghe zampe e dal lungo collo, fortissimo nel gioco della pellicanestro stranalandese. Questo sport [...] consiste nel centrare con una palla di colla di pesce il gozzo di un pellicano situato su un albero a tre metri d’altezza.   Il legame tra Bologna e il basket è importante e di lunga data. La Biblioteca Salaborsa ha raccolto in una bibliografia i libri che provano a raccontarne la storia e le evoluzioni, tra cui compare proprio un volume che racconta il legame della sede della biblioteca con lo sport: I canestri della Sala Borsa. Prima della costruzione del PalaDozza, avvenuta nel 1956, in effetti, le partite di pallacanestro si svolgevano in quella che oggi è la piazza coperta della biblioteca Salaborsa. Non possiamo escludere che il piccolo Stefano Benni – nato nel ’47 – abbia assistito, tra l’affollato pubblico che si vede, ad esempio, in questa bella fotografia a qualche sfida cestistica, e se ne sia ricordato mentre scriveva dell’isola di Stranalandia e delle sue gru cestiste.   I canestri della Sala Borsa. Storia e gloria del basket bolognese nel dopoguerra, fotografie Walter Breveglieri, a cura di Marco Tarozzi, Argelato, Minerva, [2004]. Collocazione: 17*. CC. 599
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Osvaldo-Venerdì
Da quando Daniel Defoe, nel 1719, pubblicò per la prima volta The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe, non si contano le riscritture, le interpretazioni del protagonista, o i personaggi ispirati, in maniera più o meno diretta, a lui e al suo fedele compagno Venerdì: non ultimo, evidentemente, Osvaldo, l’unico abitante umano dell’isola di Stranalandia.La Biblioteca dell’Archiginnasio conserva – oltre a una edizione settecentesca dell’opera tradotta in italiano dal francese – numerose riscritture del Robinson Crusoe: una recente riduzione per bambini, una versione a fumetti firmata da Sergio Toppi, un’edizione illustrata dal pittore marchigiano Tullio Pericoli e anche il curioso romanzo Il Robinson svizzero di Johann David Wyss.Qui abbiamo deciso di riprodurre la copertina di Venerdì, o la vita selvaggia di Michel Tournier – già peraltro autore di un’altra riscrittura dell’opera di Defoe – in cui la storia, raccontata dalla prospettiva del nativo, prende tutta un’altra chiave di lettura.   Michel Tournier, Venerdì, o La vita selvaggia, Milano, Salani, 2010. Collocazione: 35. RB. 3690
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A misura di Osvaldo
Chi cercasse la parola «Stranalandia» sul catalogo del Polo bibliotecario bolognese, si troverebbe sott’occhio una curiosa notizia bibliografica dal titolo Stranalandia. Gruppo di lavoro. Un documento posseduto unicamente dalla Biblioteca della Fondazione "I.Barberini" per lo studio e la divulgazione della storia e civiltà della cooperazione. Spinti dalla curiosità abbiamo approfondito e contattando la biblioteca in questione abbiamo scoperto che si tratta di un breve opuscolo di fotocopie rilegate risalente alla seconda metà degli anni Ottanta, sulla cui copertina - per la cui riproduzione ringraziamo la biblioteca stessa - compare proprio il nostro Osvaldo. Accompagnato dalla didascalia:   «Gruppo di lavoro. STRANALANDIA è un’isola fantastica descritta da Stefano Benni e disegnata da Pirro Cuniberti, dove abita un indigeno, Osvaldo. “L’unità di misura è perciò l’Osvaldo. Osvaldo è alto un Osvaldo, un albero è alto tre Osvaldi, il mare è profondo dieci Osvaldi...” Da questa idea prende il nome il gruppo di lavoro istituito per cercare di ridisegnare un’identità delle Cooperative di Abitazione ponendo i soci, gli abitanti, gli uomini, i cittadini a misura delle cose».   Osvaldo diventa quindi il simbolo di una buona politica abitativa, basata sulle esigenze delle persone che abiteranno gli spazi domestici e i luoghi che li circondano, costruiti a misura d’uomo. Nella più volte citata intervista rilasciata a «Bologna incontri», Benni offre però una visione opposta di questa centralità di Osvaldo, meno positiva:   «[De Nigris]: E per quanto riguarda “l’unità di misura Osvaldo”. [Benni]: È una presa in giro della visione occidentale antropocentrica. Questo Osvaldo è un indigeno con tentazioni di benessere occidentale. Vede l’isola in funzione di se stesso ed essendo l’unico abitante dell’isola si crea un personale linguaggio. È un certo tipo di “follia” che c’è anche nella solitudine della fantasia infantile». (Stefano Benni, I bolognesi oggi vogliono andare in un’isola dove ritrovare le tagliatelle, intervista a cura di Fulvio De Nigris, «Bologna incontri», XVI, gennaio 1985, n. 1, p. 33-36: 33)   La valutazione di una situazione quindi è sempre arbitraria, dipendendo dal punto di vista da cui si osservano le cose. Osvaldo si pone come colui che detiene il potere sull’isola. Il potere del misurare le cose, il potere di imporre agli animali un modo di comunicare, come vedremo nelle prossime schede. Ma osservato dal punto di vista della nostra società, che dà per scontata la superiorità dell’umano sul mondo animale all’interno di quella visione antropocentrica di cui parla Benni, Osvaldo può al contrario essere interpretato proprio come colui che al potere si oppone, perché misura e struttura il mondo “a misura d’uomo” e non nella maniera disumanizzante che la modernità ci vuole imporre con politiche abitative standardizzate.   Stranalandia. Gruppo di lavoro, [S.l.], [s.n.], [dopo il 1984]. Collocazione: Biblioteca della Fondazione "I.Barberini" per lo studio e la divulgazione della storia e civiltà della cooperazione, ACCDA 1088  
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L'alfabeto muto osvaldese
Le modalità di comunicazione presenti sull’isola di Stranalandia vengono descritte nel libro Aga magéra difúra. Dizionario delle lingue immaginarie di Paolo Albani e Berlinghiero Buonarroti, p. 302-303. Sappiamo che la gallina intelligente parla una lingua forbita e ricercata, che probabilmente viene compresa solamente da Kunbertus e Lupus. Osvaldo sembra infatti meno sviluppato dal punto di vista comunicativo rispetto al pennuto da cortile. Per dialogare con gli animali ha creato un alfabeto muto gestuale, la cui base è l’atto di infilarsi le dita nel naso. Cuniberti ne offre un’interpretazione ironica e divertente.    Stefano Benni, Pirro Cuniberti, I meravigliosi animali di Stranalandia, Milano, Feltrinelli, 1984. Collocazione: CAGLI F. 179
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Juan Pablo Bonet, Reduction de las letras y arte para enseñar a ablar los mudos (1620)
L’alfabeto gestuale con cui Osvaldo comunica con gli animali non è certamente un unicum. Tutti noi conosciamo alfabeti muti. Ne proponiamo qui uno datato 1620, tratto da un’opera spagnola in cui questa modalità comunicativa viene utilizzata «para enseñar a ablar los mudos». Potete vedere qui l’intero alfabeto.   Juan Pablo Bonet, Reduction de las letras y arte para enseñar a ablar los mudos, En Madrid, por Francisco Abarca de Angulo, 1620. Collocazione: 9. AA. IV. 9 Il libro è integralmente consultabile online.
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Lo Stranalandese o Osvaldese
La lingua che parla Osvaldo è lo Stranalandese o Osvaldese. Osvaldo lo utilizza solamente per fare monologhi, dal momento che con gli animali comunica attraverso l’alfabeto muto. Benni fornisce alcuni esempi di questo idioma, in particolare nel capitolo Lezione di lingua stranalandese. Dobbiamo ipotizzare, anche se non è esplicitamente dichiarato, che anche i proverbi che prevedono i cambiamenti meteorologici sulla base del comportamento del birone - «Animale dal collo lunghissimo» che «Vivendo praticamente con la testa in mezzo alle nuvole, è assai meteoropatico» - siano in stranalandese, anche se ricordano senza dubbio il dialetto siciliano (un solo esempio: «Bironi ghigno mestu / s’apprista timpestu»). Dell’Osvaldese o Stranalandese che dir si voglia, Benni parla nella più volte citata intervista rilasciata a Fulvio De Nigris:   «[De Nigris]: La lingua che si parla a “Stranalandia” è una specie di neolingua? [Benni]: È solo un divertimento per bambini. Sono quelle contaminazioni di lingue che a me piacciono molto: fare “brillare” un po’ le parole, ritrovare i fonemi e i rumori, come le lingue che c’erano nell’altro mio libro “Terra, terra”. Quella di “Stranalandia” è una lingua che prende in giro il linguaggio dei selvaggi come lo immaginiamo noi occidentali». (Stefano Benni, I bolognesi oggi vogliono andare in un’isola dove ritrovare le tagliatelle, intervista a cura di Fulvio De Nigris, «Bologna incontri», XVI, gennaio 1985, n. 1, p. 33-36: 33).   La lingua ripropone dunque una doppia visione di Osvaldo, uomo di potere portatore di un pregiudizio antropocentrico sulla propria isola, ma “selvaggio” agli occhi degli occidentali, ugualmente offuscati da un altro pregiudizio, quello della propria superiorità rispetto a chi adotta un diverso stile di vita. La lingua in Stranalandia è dunque fattore di critica sociale, pur mascherata da divertimento per bambini. Base fondante di questa lingua è uno specifico alfabeto. Queste tavole mostrano le lettere e i numeri che Osvaldo utilizza, anche se non è ben chiaro in quali occasioni, dal momento che non ci sono molti esempi di Stranalandese scritto. Cuniberti disegna lettere e numeri di grande fantasia, che sembrano avere poca somiglianza con i segni grafici dell’alfabeto a cui siamo abituati e ricordano maggiormente una stilizzazione astratta dei disegni di animali che popolano il libro. Nonostante questo, quando incontriamo una scritta in Stranalandese riusciamo miracolosamente a comprenderla.   Stefano Benni, Pirro Cuniberti, I meravigliosi animali di Stranalandia, Milano, Feltrinelli, 1984. Collocazione: CAGLI F. 179
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Antonio Basoli, Alfabeto pittorico (1839)
Quella degli alfabeti pittorici o grafici è una tradizione che ha attraversato i secoli e le culture, con un deciso aumento degli esempi a partire dal secolo XVI, in concomitanza con la diffusione della stampa a caratteri mobili, che richiedeva specifici studi per la creazione delle lettere che potevano poi portare a un’interpretazione più artistica del tema (si veda Raffaello Bertieri, Calligrafi e scrittori di caratteri in Italia nel secolo XVI. Con quarantotto figure, in Studi grafici, p. 161-255). Possiamo identificare due categorie di alfabeti pittorici: quella in cui si propongono le tradizionali lettere dell’alfabeto decorate e disegnate in maniera artistica, e quella in cui oggetti, persone o animali, con la loro forma, ricordano le lettere stesse. Alla prima categoria appartiene uno dei più famosi alfabeti pittorici, quello disegnato dal pittore bolognese Antonio Basoli, pubblicato nel 1839. Scegliamo di mostrare qui l’esempio della lettera S, iniziale di Stranalandia. L’intero lavoro di Basoli può essere visto online sul sito Storia e memoria di Bologna.   Alfabeto pittorico, inventato dal professore Antonio Basoli e pubblicato con note storico-artistiche di G. C. Lossada, per cura di Vincenzo Marchi, [Bologna], V. Marchi editore proprietario, [non prima del 1845]. Collocazione: 17. Y. I. 04
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Alfabeto figurato inciso
Un esempio di alfabeto del secondo tipo, in cui oggetti e persone assumono posizioni, a volte provocanti, che ricordano la forma delle lettere.   [Alfabeto figurato inciso], foglio volante. Collocazione: 18-BELLE ARTI. Arti minori, Caps. II, n. 1
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L'alfabeto di Pirro Cuniberti per la Biblioteca Salaborsa
Per concludere questa nostra carrellata nel mondo di Stranalandia, rendiamo a Pirro Cuniberti un ultimo omaggio che si inserisce nella tradizione degli alfabeti pittorici di cui abbiamo visto alcuni esempi e permette di sottolineare l’importanza delle biblioteche nel tramandare la memoria culturale anche in campo grafico. Questo manifesto, realizzato sulla base di un disegno di Cuniberti - posseduto dalla Biblioteca dell’Archiginnasio e che può essere ammirato fin nei minimi dettagli sulla nostra Biblioteca digitale Arbor - è stato stampato nel 2003 per festeggiare il secondo compleanno della Biblioteca Salaborsa. Ogni anno infatti un artista viene invitato a realizzare un’opera che ricordi il giorno in cui la biblioteca è stata inaugurata nel 2001. In questa pagina è possibile visualizzare tutti i manifesti creati dal 2002 a oggi. L’opera non è un unicum nella produzione di Cuniberti, come dimostra questo alfabeto proveniente da collezione privata.   Pirro Cuniberti, [Manifesto per il secondo compleanno della Biblioteca Salaborsa], 698 x 500 mm, 2003. Collocazione: GDS, Disegni di autori vari, Cart. 21, n.24
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