Giovanni Russo, I cervelli inquieti dell'altra Bologna, «Corriere della Sera», 16 settembre 1977, p. 3.
BCA, collocazione 19/6
Tra gli articoli dedicati alla nuova rivista degli intellettuali bolognesi, spicca per ampiezza e interesse questa intervista a Gianni Scalia e a Roberto Roversi, entrambi animatori de «Il cerchio di gesso», ed entrambi protagonisti delle vicende di un'altra importante rivista bolognese, «Officina», fondata nel 1955 e a cui collaborò Pasolini, e di «Rendiconti», il cui primo numero uscì nel 1961. La presenza di Scalia e Roversi è dunque costante nelle vicende letterarie bolognesi a partire dagli anni Cinquanta, quando sulle pagine di «Officina» ci si interrogava già sul ruolo degli intellettuali rispetto al potere e all'impegno politico, temi che ritroviamo, con punti di vista diametralmente opposti, negli interventi di Bonfiglioli, Asor Rosa e Napolitano apparsi su «L'Unità» nell'estate del 1977.
Le posizioni di Scalia e di Roversi, pur uniti nella battaglia contro la repressione del dissenso portata avanti da «Il cerchio di gesso», si differenziano nettamente su temi cruciali, quali il ruolo degli intellettuali e le responsabilità del P.C.I. nel sostegno alla repressione.