Alberto Asor Rosa, Libertà di tutti o diritto dei pochi, «L'Unità», 23 luglio 1977, p. 1 e 15.

BCA, collocazione 19/16

Su «L'Unità» del 23 luglio compare un lungo articolo in prima pagina dedicato al numero d'esordio de «Il cerchio di gesso». Lo firma Asor Rosa, uno dei più autorevoli intellettuali comunisti, a dimostrazione che i "fatti di marzo", con l'uccisione di Francesco Lorusso, gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine a Bologna e Roma, i successivi arresti di centinaia di militanti del Movimento e le accuse al P.C.I. di sostenere la repressione per mostrare la propria affidabilità come forza di governo, sono ancora al centro del dibattito politico tra partiti e movimenti di sinistra.
Gli stessi redattori de «Il cerchio di gesso» non si aspettavano che l'organo ufficiale del P.C.I. dedicasse tanto spazio e una firma così autorevole all'esordio della loro rivista, come ricorda Paolo Pullega ricostruendone la storia (http://www.maggiofilosofico.it/1231/).
Per Asor Rosa si è ormai sgonfiata l'iniziativa di un gruppo di intellettuali francesi (J. P. Sartre, M. Foucault, F. Guattari, G. Deleuze, R. Barthes, F. Vahl, P. Sollers, D. Roche, P. Gavi, M. A. Macciocchi, C. Guillerme e altri) che hanno pubblicato il 5 luglio, su «Lotta continua», un appello contro la repressione dei dissidenti in Italia, che sarebbe condotta da D.C. e P.C.I. con il consenso ottenuto manipolando le masse. E gli intellettuali bolognesi de «Il cerchio di gesso», che sostengono che in Italia si stia instaurando una "democrazia autoritaria", vengono definiti singolari campioni del garantismo neo-liberale.