Quando nel 1999 uscì Q, in molti - per scherzo o per convinzione - ipotizzarono che dietro la firma collettiva Luther Blisset fosse celato Umberto Eco. Il riferimento era naturalmente a Il nome della rosa, che quasi 20 anni prima aveva toccato alcuni temi presenti anche nel romanzo più recente, a partire proprio da quello della censura. Nel testo del professore di Alessandria il grande censore è Jorge da Burgos, che pur di distruggere l’unica copia rimasta del secondo libro della Poetica di Aristotele arriva a divorarlo come Giovanni nell’Apocalisse (10, 9-10). Un’operazione censoria così ben riuscita che oggi, direbbe qualche complottista degno di un altro romanzo di Eco, siamo convinti che quel libro non sia mai esistito...
La biblioteca dell’Archiginnasio ha dedicato a Il nome della rosa una gallery documentaria analoga a quella che state sfogliando, nella quale chi ne avesse voglia potrà trovare ulteriori spunti sul tema della censura del libro, della paura della diffusione del sapere e delle motivazioni per cui qualcuno è disposto a bruciare una biblioteca. Il nome della rosa è stato il primo dei libri letti dal Gruppo di lettura “Alphaville” all’interno di Lector in Fabula, il percorso dedicato alla lettura di alcuni testi di Umberto Eco che abbiamo realizzato da gennaio a giugno 2025.
Albrecht Dürer, [Giovanni divora il libro], [Norimberga, s.n., 1511], xilografia, 372x261 mm.