L’incendio del Narodni Dom di Trieste, la Casa della nazione della locale comunità slovena, fu un episodio centrale nella nascita dello squadrismo fascista. Inaugurato nel 1904 sotto la dominazione austriaca, il Narodni Dom ospitava diverse associazioni politiche e culturali, una sala di lettura, un caffè, un teatro, due ristoranti, una tipografia, una banca, appartamenti privati e un albergo, l’Hotel Balkan. Conferenze, comizi e rappresentazioni teatrali rispecchiavano l’ascesa politica e sociale della borghesia slovena di Trieste. Una sfida per l’irredentismo italiano, proprio nella città al centro delle sue rivendicazioni territoriali. Gli attriti tra italiani e sloveni, già vivi prima della sconfitta dell’Austria-Ungheria nella I Guerra Mondiale, si inasprirono sin dalla fine del 1918 con l’arrivo in città dell’esercito italiano e a causa delle tensioni per le trattative tra l’Italia, le altre potenze vincitrici del conflitto e il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (poi Regno di Jugoslavia dal 1929) sulla spartizione dei territori di Trieste, dell’Istria e della Dalmazia. Il 4 agosto 1919 gruppi di nazionalisti italiani si scontrarono con i socialisti a Trieste, quindi invasero i locali del Narodni Dom, gettarono in strada i libri della sala di lettura slovena e di altre associazioni culturali e appiccarono il fuoco. «Non un solo libro si è salvato dalle cataste arse a causa della cieca passione umana», scrisse un periodico sloveno di Trieste (Borut Klabjan, Gorazd Bajc, Battesimo di fuoco. L'incendio del Narodni dom di Trieste e l'Europa adriatica nel 20. secolo. Storia e memoria, p. 109). Nell’area del nazionalismo paramilitare italiano si faceva sempre più largo il movimento fascista, antisocialista e ferocemente antislavo sul confine orientale, capace di attrarre consenso anche negli ambienti dell’esercito e delle forze dell’ordine. L’occupazione della città di Fiume (oggi Rijeka) nel settembre 1919 a opera di soldati italiani ribelli guidati da Gabriele D’Annunzio aggravò la contrapposizione con gli slavi in tutta l’area, comizi e raduni pubblici dei fronti opposti degeneravano spesso in incidenti e omicidi dalle responsabilità mai chiarite.
L’immagine a fianco ritrae soldati italiani in posa davanti alle rovine del Narodni Dom dopo il secondo assalto all’edificio, condotto dai fascisti triestini il 13 luglio 1920. Un episodio di cui ci occuperemo nella prossima scheda, narrato dallo scrittore Boris Pahor nel libro Il rogo nel porto.
Borut Klabjan, Gorazd Bajc, Battesimo di fuoco. L'incendio del Narodni dom di Trieste e l'Europa adriatica nel 20. secolo. Storia e memoria, Bologna, il Mulino, 2023