Album "Margherita Dolcevita"
In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale del romanzo di Stefano Benni Margherita Dolcevita (Feltrinelli, 2005), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.
Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.
Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva degli argomenti e dei materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.
In particolare coglieremo i numerosi spunti offerti dal romanzo relativamente al campo letterario: la protagonista Margherita è una narratrice che sperimenta diverse forme di espressione artistica, dando vita a un dialogo col lettore che diventa gioco metaletterario.
La seconda parte della gallery invece sarà dedicata a testi scritti da Stefano Benni e che rischiano di passare sotto silenzio perché dispersi in periodici o perché accompagnano opere di altri autori. Sarà questo un modo di rendere omaggio alla sua poliedricità e di chiudere il nostro percorso suggerendo scritti da leggere prossimamente.
Dal momento che di Margherita Dolcevita sono state pubblicate numerose edizioni, in caso di citazione dal testo non indicheremo le pagine, ma il titolo del capitolo da cui sono tratte quelle parole. I capitoli infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.
I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.
Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.
Un ponte di colori
«Talvolta, le amministrazioni comunali più abili o lungimiranti corteggiano i writer, concedendo loro spazi appositi, con il doppio vantaggio di farli sfogare, tenendoli lontani dai quartieri residenziali e dai centri storici, e magari di valorizzare veri e propri non luoghi. È anche vero che sono numerosi i writer duri e puri, che con la loro attività clandestina o “mordi e fuggi” si rifanno a una sorta di etica professionale del writing».
(Alessandro Dal Lago, Serena Giordano, Graffiti. Arte e ordine pubblico, p. 20)
A Bologna sono molti gli esempi che potrebbero illustrare i rapporti «spesso ambigui» (ibidem) fra artisti murali e autorità. Ne vediamo uno fra i tanti, particolare perché prevedeva non solo la realizzazione di dipinti murali, ma la cancellazione delle scritte che già occupavano quei muri.
Nel 2016 venne organizzata un’iniziativa di pulizia e successiva pittura dei muri che delimitano un luogo importante della città come il ponte di via Stalingrado. Importante non solo dal punto di vista della circolazione stradale, ma anche perché luogo in cui la pittura e la scrittura murale, spontanea e anonima, da sempre conquistava spazio e si imponeva allo sguardo dei cittadini. L’iniziativa aveva lo scopo di rendere colorata e piacevole questa «brutta strada», in cui «Le uniche tinte [...] erano il grigio in tutte le sue gradazioni fino al nero condensato sui muri assieme ai tanti “tag” anonimi» (così scrive nell’introduzione a questo volume Roberto Morgantini, promotore dell’iniziativa). La tag, la firma anonima che era stata l’elemento ribelle e di rottura da cui era nato il graffitismo moderno a New York, era quindi condannata alla cancellazione insieme alle scritte spontanee e non colorate. I muri erano poi stati ricoperti di disegni molto colorati, realizzati da 60 artisti, alcuni professionisti, altri no. Il risultato era stato certamente appariscente e curioso.
L’iniziativa aveva suscitato reazioni contrastanti. Alle molte lodi si erano contrapposti interventi che avevano sfregiato con righe nere i disegni appena realizzati (Micol Lavinia Lundari, Bologna e quella battaglia persa in partenza contro gli imbrattatori: già rovinati i nuovi murales, «la Repubblica Bologna», 5 ottobre 2016). Se queste fossero opera dei «writer duri e puri» citati all’inizio di questa scheda, o di vandali senza nessuna volontà polemica, non lo possiamo sapere.
Roberto Morgantini, Un ponte di colori, a cura di Mario Rebeschini, Bologna, Pendragon, stampa 2017.