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Album "Margherita Dolcevita"

In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale del romanzo di Stefano Benni Margherita Dolcevita (Feltrinelli, 2005), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.

Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.

Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva degli argomenti e dei materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.

In particolare coglieremo i numerosi spunti offerti dal romanzo relativamente al campo letterario: la protagonista Margherita è una narratrice che sperimenta diverse forme di espressione artistica, dando vita a un dialogo col lettore che diventa gioco metaletterario.

La seconda parte della gallery invece sarà dedicata a testi scritti da Stefano Benni e che rischiano di passare sotto silenzio perché dispersi in periodici o perché accompagnano opere di altri autori. Sarà questo un modo di rendere omaggio alla sua poliedricità e di chiudere il nostro percorso suggerendo scritti da leggere prossimamente.

Dal momento che di Margherita Dolcevita sono state pubblicate numerose edizioni, in caso di citazione dal testo non indicheremo le pagine, ma il titolo del capitolo da cui sono tratte quelle parole. I capitoli infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.

I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.

Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.

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Paola Errani, Marco Palma, Graffiti malatestiani (2018)
Contenuto inserito il 18 giu 2026 — Ultimo aggiornamento il 19 giu 2026

Paola Errani, Marco Palma, Graffiti malatestiani (2018)

«Scrivere su superfici non concepite per l’esposizione di scritture è notoriamente un fatto antico quanto l’uomo, o almeno l’essere umano capace di espressione grafica. Lo si è sempre fatto e sempre si farà, come possiamo verificare in ogni momento guardandoci intorno mentre camminiamo in strada, visitiamo un luogo degno del nostro interesse, ci serviamo a fini privatissimi di luoghi da tutti fruibili, come i bagni pubblici. Nemmeno i mezzi messi a disposizione dalle cosiddette nuove tecnologie sono riusciti a sostituire l’espressione libera e immediata di chi vuole lasciare un segno del suo pensiero e dei suoi sentimenti, ma soprattutto di sé, a chi, presto o tardi, per un tempo indefinito, potrà leggere, prendere nota, valutare, giudicare».

(Paola Errani, Marco Palma, Graffiti malatestiani, p. 35)

 

Si può scrivere anche sui muri di una biblioteca? E, se si può, le scritte graffiate sui muri di una biblioteca, entrano a fare parte del suo patrimonio documentario? Se passate in Archiginnasio non fatelo, ma c’è almeno un caso in cui dobbiamo ammettere che il fatto che qualche utente abbia lasciato un segno del proprio passaggio su mura e suppellettili di una biblioteca è stato un evento positivo, almeno osservato da una prospettiva di ricerca storica.

È il caso della Biblioteca Malatestiana, in cui l’antica Aula del Nuti, costruita alla metà del Quattrocento e prima sala di lettura, è arricchita da 241 iscrizioni (tante almeno sono quelle che è stato possibile riconoscere e censire) lasciate dai visitatori, nel corso di sei secoli, sulle pareti e sui banchi lignei a cui erano assicurati gli antichi codici.

Paola Errani e Marco Palma si sono occupati di decifrare queste scritte, di studiarle comparandole alle testimonianze storiche di chi aveva visitato la biblioteca e al registro delle presenze, per capire chi poteva essere l’autore di ogni singola iscrizione. Questo volume riporta tutte le scritte e ne mostra un certo numero. Fra queste possiamo vedere due delle 14 iscrizioni che forse - ma «è irresistibile la tentazione di collegare questo a un personaggio quasi leggendario» (p. 39) - possono essere attribuite alla mano di Lucrezia Borgia. Che di sicuro visitò la Malatestiana passando per la città romagnola, ma non sappiamo se aveva un ego tale da scrivere il proprio nome così tante volte, per essere certa che la sua visita sarebbe stata ricordata nei secoli.

Ma al di là di questa curiosità, grazie a questo lavoro di censimento e trascrizione, i graffiti della Malatestiana sono diventati una fonte storica di grande interesse.

Ci sono biblioteche che ai muri hanno stemmi di famiglia e altre che hanno iscrizioni graffite.

        

Paola Errani, Marco Palma, Graffiti malatestiani. Storie di donne, uomini, muri e banchi (secoli XV-XXI), Roma, Viella, 2018.

Collocazione: 20. P. 2105

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