Album "La Compagnia dei Celestini"
In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale di uno dei più amati romanzi di Stefano Benni, La Compagnia dei Celestini (Feltrinelli, 1992), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.
Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.
Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva dei molti argomenti e dei molti materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.
Consci di non incarnare il Lettore Modello presupposto dal testo, del testo faremo un uso specifico piuttosto che darne un’interpretazione, secondo la distinzione posta da Umberto Eco in Lector in fabula (paragrafo 3.4, Uso e interpretazione, p. 59-60).
Dal momento che de La Compagnia dei Celestini sono state pubblicate numerose edizioni, in caso di citazione dal testo non indicheremo le pagine, ma il titolo del capitolo da cui sono tratte quelle parole. I capitoli infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.
I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.
Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.
...e orfanotrofi
Il Palazzo dell’Archiginnasio è stato molte cose: spazio universitario, asilo, rifugio antiaereo (come abbiamo visto altrove nella scheda precedente). Non è mai stato un orfanotrofio – men che meno, gotico e terribile come quello da cui fuggono i Celestini all’inizio del nostro romanzo - ma naturalmente conserva documenti legati alla cura e al sostegno dei bambini abbandonati o indigenti.
A Bologna era presente, fin dalla fine del Medioevo, un’istituzione che si occupava in particolare degli orfani, i cosiddetti “esposti”: si tratta dell’ospedale di San Pietro e Procolo, che aveva sede nella chiesa omonima, in via d’Azeglio 52.
Lo statuto più antico della Compagnia di San Procolo, datato 1329 sopravvive soltanto in una trascrizione settecentesca, edita in appendice ad uno studio di Mario Fanti, San Procolo. Una parrocchia di Bologna dal Medioevo all'eta contemporanea. La Biblioteca dell’Archiginnasio però conserva, nel fondo Ospedali – un complesso archivistico costituito da fondi di diversi Ospedali e Confraternite bolognesi, quali ad esempio Santa Maria della Vita e Santa Maria della Morte – uno statuto datato 1570. Ne riproduciamo il recto della prima carta.
[Statuto dell’Ospedale dei SS. Pietro e Procolo detto degli Esposti o dei Bastardini], 1570
Collocazione: Fondo speciale Ospedali, ms. 81