Album "La Compagnia dei Celestini"
In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale di uno dei più amati romanzi di Stefano Benni, La Compagnia dei Celestini (Feltrinelli, 1992), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.
Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.
Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva dei molti argomenti e dei molti materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.
Consci di non incarnare il Lettore Modello presupposto dal testo, del testo faremo un uso specifico piuttosto che darne un’interpretazione, secondo la distinzione posta da Umberto Eco in Lector in fabula (paragrafo 3.4, Uso e interpretazione, p. 59-60).
Dal momento che de La Compagnia dei Celestini sono state pubblicate numerose edizioni, in caso di citazione dal testo non indicheremo le pagine, ma il titolo del capitolo da cui sono tratte quelle parole. I capitoli infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.
I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.
Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.
Il gioco del pallone nell'Ottocento: si progetta lo Sferisterio...
L’inizio del XIX secolo è il momento in cui il gioco del pallone col bracciale - ben diverso quindi dal calcio fiorentino evocato nella scheda precedente - perviene a una «definitiva popolarizzazione [...] allorché dalle piazze si trasferisce negli sferisteri, vere e proprie anticipazioni degli stadi dell’età contemporanea» (Stefano Pivato, Il gioco del pallone, in Alle origini dello sport: il gioco del pallone prima del calcio, p. 7-22: 9). Questo gioco - che scomparirà progressivamente con l’affermarsi del football di origine inglese all’inizio del Novecento ma che a Bologna viene giocato fino alla Seconda Guerra Mondiale - era diffuso fin dal XV secolo in tutte le maggiori città italiane. Passato dai palazzi nobiliari alle piazze cittadine - per essere giocato necessita di un muro parallelo a uno dei lati lunghi del campo, per questo spesso era praticato a ridosso delle mura cittadine - nella Bologna settecentesca era stato spesso fonte di problemi di ordine pubblico (Simonetta Capecchi, Lo Sferisterio di Bologna, in Alle origini dello sport: il gioco del pallone prima del calcio, p. 23-44: 29). Anche per questo motivo le autorità della città felsinea decisero la costruzione dello Sferisterio che ancora oggi, pur riadattato ad altre funzioni, si trova al fianco di via del Pallone.
«Questo nuovo cambiamento del luogo fisico del gioco, favorito e incoraggiato dalle autorità pubbliche, fu certamente determinato dalla volontà di liberare le piazze dagli inconvenienti che precedentemente lo svolgimento delle partite aveva provocato, ma fu determinato anche dalla volontà di formalizzare compiutamente un gioco divenuto assai popolare».
(Stefano Pivato, Il gioco del pallone, cit. p. 9-10)
Come già detto per la pallastrada, l’autorità non può sopportare una versione troppo libera e non formalizzata di qualunque gioco e deve trovare il modo di controllarla. Costruendo luoghi standardizzati in cui convogliare l’evento e gli spettatori oppure, nel mondo moderno, facendone uno spettacolo sottoposto alle leggi della TV.
In questa immagine vediamo la prima pagina del Progetto di costruzione dello Sferisterio (qui consultabile integralmente) pubblicato nel 1820 dagli organi del Governo bolognese.
Progetto, Bologna, per le stampe del Governo, [1820?].