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Album "Il bar sotto il mare"

In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale della raccolta di racconti Il bar sotto il mare di Stefano Benni (Feltrinelli, 1987), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.

Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.

Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva dei molti argomenti e dei molti materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.

Consci di non incarnare il Lettore Modello presupposto dal testo, del testo faremo un uso specifico piuttosto che darne un’interpretazione, secondo la distinzione posta da Umberto Eco in Lector in fabula (paragrafo 3.4, Uso e interpretazione, p. 59-60).

Dal momento che di Il bar sotto il mare sono state pubblicate diverse edizioni, non indicheremo le pagine, ma il titolo del racconto da cui sono tratte quelle parole. I singoli testi infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.

I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.

Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.

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Michele Scoto, mago e ghiottone a Bologna
Contenuto inserito il 14 feb 2026 — Ultimo aggiornamento il 20 feb 2026

Michele Scoto, mago e ghiottone a Bologna

«Il diavolo si rimboccò la coda nei calzoni ed emise un gemito.
– Ho fatto parte dei Licanthropes, setta diabolica che si riunisce ogni venerdì notte al Père Lachaise, tomba di Delacroix – dice Ouralphe. – E so che c’è una regola che dice:


Se il diavolo viene e si addormenta 
Per dieci anni poi non ti tormenta


– Ha ragione, diabolico individuo – dice il diavolo alzandosi a fatica – lei mi ha sedotto, stregato, farcito di proteine e zuccheri. Tornerò tra dieci anni».

(Il più grande cuoco di Francia)

 

L’immagine di Ouralphe, maestro dell’arte culinaria, che riesce (forse) a ingannare il Diavolo e a guadagnare dieci anni di vita, fa tornare alla mente una vecchia storia avvenuta, si racconta, proprio qui a Bologna. Iacopo (o Jacomo) della Lana, bolognese, è stato tra i primi, all’inizio del Trecento, a riconoscere il valore della Divina Commedia di Dante e a commentarla, per intero, nel dialetto emiliano dell’epoca. Annotando i vv. 115-116 del canto XX dell’Inferno, scrive:

 

«Qui fa menzione di Michele Scotto quale fu indovino dell'Imperatore Federico; ebbe molto per mano l’arte magica, sì la parte delle coniurazioni come eziandìo quella delle imagini; del quale si ragiona ch’essendo in Bologna, e usando con gentili uomini e cavalieri, e mangiando come s'usa tra essi in brigata a casa l'uno dell'altro, quando venìa la volta a lui d'apparecchiare, mai non facea fare alcuna cosa di cucina in casa, ma avea spiriti a suo comandamento, che li facea levare lo lesso dalla cucina dello re di Francia, lo rosto di quella del re d'Inghilterra, le tramesse di quella del re di Cicilia, lo pane d’un luogo, e ’l vino d’un altro, confetti e frutta là onde li piacea».


Michele Scoto ebbe in effetti a lungo fama di mago, astrologo e negromante. A lui sono attribuite – al di là dei trattati scientifici che scrisse effettivamente, o che tradusse dall’arabo alla corte di Federico II – numerose opere di questo genere. Tra i fondi della Biblioteca dell’Archiginnasio se ne trovano alcune: la Pretiosa margarita nouella de thesauro, ac pretiosissimo philosophorum lapide, sorta di antologia di auctoritates medievali a tema magico-scientifico, e l’opuscolo De secretis Naturae, la cui pagina iniziale è riprodotta qui a fianco.

 

Michele Scoto, De secretis naturae, in Alberto Magno, De secretis mulierum libellus, scholiis auctus, & a mendis repurgatus. Eiusdem de virtutibus herbarum, lapidum, & animalium quorundam libellus. Item de mirabilibus mundi, ac de quibusdam effectibus causatis a quibusdam animalibus, &c. Adiecimus & ob materiae similitudinem Michaelis Scoti philosophi, de secretis naturae opusculum. Cum indice locupletissimo, Lione, apud Anthonium de Harsy, 1598.

Collocazione: 10. GG. VI. 30

 

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