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Album "Il bar sotto il mare"

In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale della raccolta di racconti Il bar sotto il mare di Stefano Benni (Feltrinelli, 1987), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.

Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.

Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva dei molti argomenti e dei molti materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.

Consci di non incarnare il Lettore Modello presupposto dal testo, del testo faremo un uso specifico piuttosto che darne un’interpretazione, secondo la distinzione posta da Umberto Eco in Lector in fabula (paragrafo 3.4, Uso e interpretazione, p. 59-60).

Dal momento che di Il bar sotto il mare sono state pubblicate diverse edizioni, non indicheremo le pagine, ma il titolo del racconto da cui sono tratte quelle parole. I singoli testi infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.

I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.

Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.

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Il topos dell'incontro col Diavolo
Contenuto inserito il 12 feb 2026 — Ultimo aggiornamento il 17 feb 2026

Il topos dell'incontro col Diavolo

Ouralphe, come abbiamo visto nella scheda precedente, nel finale del racconto cita la tomba di Eugène Delacroix come luogo di incontro di una setta di esperti in questioni diaboliche. Non ci sorprende quindi questo quadro del pittore francese, che  rappresenta quello che è forse il più famoso incontro letterario fra un essere umano e il signore degli inferi, durante il quale il Dottor Faust stringe il suo patto col Diavolo.

Questa immagine proviene dalla prima edizione di La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz, datata 1930. Più di 40 anni dopo il grande studioso pubblicò Il patto col serpente. Paralipomeni di La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, la cui copertina propone un quadro di Hans Baldung Grien che l’autore descrive nella Prefazione:

 

«Secondo sant’Agostino L’Orgoglio e l’Invidia sono i due supremi pecccati capitali. L’invidia fu il peccato di Adamo, ma fu l’orgoglio a perdere Eva. Ed ecco come si articola il patto: l’orgoglio (Eva) conduce al peccato (il serpente) che conduce alla morte (lo scheletro) che mena all’inferno (il piede biforcuto)» (ivi, p. 7-8).

 

Ma non c’è disperazione in Eva:

 

«Quel che più lascia sbigottiti è l’espressione del volto della donna, non di terrore [...], non di angoscia [...]; ma anzi di sicurezza e di soddisfazione, come fosse entrata in possesso d’un bene agognato» (ivi, p. 7).

 

Forse l’accostamento è azzardato, come in questo quadro o nella vicenda di Faust, anche l’incontro fra lo chef Ouralphe - che a orgoglio e invidia assomma qualche altro peccato minore, ma non quello di gola - e il Diavolo, lui sì ghiottone, si conclude con un risultato incerto. Arrivati all’ultima riga del racconto, rimane il dubbio su chi sia uscito vincitore dalla sfida.

 

Mario Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Milano-Roma, La cultura, stampa 1930.

Collocazione: ANCESCHI A. 12, 67

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