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Album "Il bar sotto il mare"

In questa gallery raccogliamo documenti che illustrano la genesi e la vita editoriale della raccolta di racconti Il bar sotto il mare di Stefano Benni (Feltrinelli, 1987), che fanno riferimento ai temi trattati nell’opera o hanno fornito una base informativa per l’autore.

Questa non vuole essere un’analisi scientifica ed esaustiva di fonti e documenti utilizzati dall’autore né tantomeno un’interpretazione critica.

Proponiamo il resoconto di un’esperienza di lettura e di ricerca nel patrimonio della nostra biblioteca (con alcune escursioni in altre raccolte documentarie). Non c’è quindi nessuna pretesa di una presentazione esaustiva dei molti argomenti e dei molti materiali che il testo potrebbe suggerire, ma la volontà di compiere una scelta sulla base di motivazioni anche episodiche.

Consci di non incarnare il Lettore Modello presupposto dal testo, del testo faremo un uso specifico piuttosto che darne un’interpretazione, secondo la distinzione posta da Umberto Eco in Lector in fabula (paragrafo 3.4, Uso e interpretazione, p. 59-60).

Dal momento che di Il bar sotto il mare sono state pubblicate diverse edizioni, non indicheremo le pagine, ma il titolo del racconto da cui sono tratte quelle parole. I singoli testi infatti sono sufficientemente brevi per permettere a chi lo volesse di rintracciare senza difficoltà la citazione in una qualunque edizione dell’opera.

I documenti utilizzati sono quasi totalmente conservati e consultabili presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio di Bologna. Salvo dove diversamente specificato la collocazione indicata è quindi relativa a questa biblioteca.

Ricordiamo che esiste un sito ufficiale dedicato all’autore in cui oltre a notizie varie si possono trovare anche diversi testi da lui scritti, in particolare articoli pubblicati su riviste e quotidiani.

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Giuseppe Matraja, Genigrafia italiana (1831)
Contenuto inserito il 18 feb 2026 — Ultimo aggiornamento il 20 feb 2026

Giuseppe Matraja, Genigrafia italiana (1831)

«Sulla strada incontrò un vecchio woorogoro.

- Shimì woro, ti piace? - disse l’oogoro - guarda, ti piace la mia shammizé?

- Woof - disse l’orogoro - stupido come uno tsezehé! Non vedi che quella che tieni tra le braccia è la woolanda?

Alla luce della luna l’oogoro guardò bene, vide il suo errore e se ne andò tzuke shimite no shimé, triste come chi ha perso il nome delle cose».

(Shimizé)

 

Ancora un racconto in cui Benni gioca con la lingua, innestando un lessico inventato sulla struttura sintattica e grammaticale della lingua italiana. Ma più che l’invenzione il tema della breve narrazione è la confusione linguistica, la difficoltà di intendersi, spesso anche fra parlanti dello stesso idioma. La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea è un testo in cui Umberto Eco prende in rassegna tutti i tentativi con cui l’uomo ha cercato di costruire un modo di comunicare universale, che permettesse di superare le differenze linguistiche delle varie comunità di parlanti. Fra i molti esempi Eco cita brevemente quello di Giuseppe Matraja, che nel 1831 pubblica il volume Genigrafia italiana, in cui cerca di costruirire una lingua in cui le parole sono sostituite da combinazioni di lettere e cifre che dovrebbero permettere di tradurre in maniera univoca tutte le lingue. Il metodo di Matraja, dice Eco, «è casuale e faticoso» (p. 327) e i risultati scarsi, ma la trascrizione del Pater noster che si scorge nella tavola a fianco mantiene un certo fascino e ispira curiosità.

Che la proposta di Matraja non abbia attecchito è dimostrato dal fatto che la parola «genigrafia» rimane assente dai principali dizionari otto-novecenteschi. Regaliamo quindi ancora qualche riga all’autore di quest’opera, per vedere come la spiega Esposizione sommaria della genicographia che apre il volume (p. 1-3):

 

«La parola greca Genico-graphia, e da questa sincopata Genigrafia spiega esattamente l’ogetto che qui si propone; perché tradotta all’italiano dice = Scrittura generale; cioè = modo di scrivere generalmente, senza relazione agli idiomi» (p. 1).

 

Del lavoro di Matraja parlano anche Paolo Albani e Berlinghiero Buonarroti in Aga magéra difúra. Dizionario delle lingue immaginarie (p. 160-161) definendolo come un progetto ascrivibile al campo delle «lingue numeriche».

 

Francesco Giovanni Giuseppe Matraja, Genigrafia italiana. Nuovo metodo di scrivere quest'idioma affinchè riesca identicamente leggibile in tutti gli altri del mondo, Lucca, dalla Tipografia genigrafica, 1831.

Collocazione: SORBELLI C. 386

Il testo è integralmente consultabile online.

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