Donne nell'arte: Le vrai et le faux chic nella Belle Époque

Finalità educative della stampa femminile italiana

​L’Italia accoglie dalla Francia l’articolazione delle riviste femminili in due sottogeneri: da una parte, riviste di lusso, ora costose e di gran formato, con modelli di abiti per l’alta società e qualche lettura piacevole e istruttiva, dall’altra, giornali “di famiglia”, relativamente economici, con moda, lavori di ogni genere per la casa e una preponderanza di testi a carattere educativo. Una tale articolazione permetteva di coprire diverse aree di mercato in direzione dei ceti medi, ma consentiva anche di elaborare modelli di stampa pervasi da finalità pedagogiche, sentite soprattutto nei primi tre decenni di vita dello Stato unitario, quando urgeva chiamare a raccolta tutte le forze per realizzare l’opera di costruzione della nazione.

Le riviste femminili miravano, insomma, a definire la figura della donna esemplare, della madre e sposa di “condizione civile”, auspicata dalle élites laiche e liberali per educare le future generazioni di cittadini, e così compiere a fondo e durevolmente l’opera di unificazione, ponendo l’Italia alla pari delle nazioni moderne e civili.

Il tesoro delle famiglie

Nel 1865 viene emanato nel nuovo Regno d’Italia il Codice Pisanelli, con il quale si disciplinava il diritto di famiglia. Nello stesso anno viene pubblicato da Sonzogno “Il Tesoro delle Famiglie” (1865-1888), periodico milanese che intende creare una “enciclopedia della morale e di economia domestica” e voleva essere una lettura utile e piacevole per tutti i membri della famiglia e, come riportato nel frontespizio, conteneva anche “racconti illustrati, articoli diversi, poesie, igiene, cose utili, gastronomia, economia domestica, medicina, mode e lavori, varietà, passatempi”, ma soprattutto “figurini colorati e figurini neri e albums di lavori, tavole di modelli, tavole di ricami ..., modelli tagliati, disegni artistici, acquerelli, musica, ecc.”.
Il periodico femminile incontrò il favore delle lettrici proprio perché doveva impartire cognizioni, invitando a godere del piacere delle numerosissime immagini.

LE MONITEUR DES DAMES ET DES DEMOISELLES. Guide complète de tous les travaux des dames

Il “Moniteur des Dames et des Demoiselles” (1854-1902) fu fondato come “Journal des jeunes filles” dalla scrittrice Thérèse Anaïs Rigo Le Brun, nota con lo pseudonimo di Comtesse de Bassanville (1806-1884) e autrice di numerosi manuali di bon ton e di educazione, e dall’editore Camille Adolphe Goubaud, che già pubblicava “Le Moniteur de la Mode”.
Il ricco ed elegante mensile francese era illustrato da silografie in bianco e nero di varia grandezza inframmezzate al testo e da tavole fuori testo con silografie ritoccate all’acquerello nei particolari degli abiti, opera di vari artisti fra cui Jules Gaildrau, Horace Harral, e, dal 1870 al 1878, Jules David.
Il periodico annunciava apertamente in prima pagina le sue tre “vocations”: “de modes, litteraire et morale”. Non limitare l’ambito all’informazione sulla moda e sui lavori femminili, ma incastonare la parte riservata alla guida ai lavori e ai consigli sull’abbigliamento all’interno di formule coerenti della femminilità, veicolo di messaggi politico-culturali sui costumi della borghesia, rappresentò la forza della stampa “di moda e di famiglia”, e fu il modello programmatico delle analoghe riviste italiane.

LA MODA ILLUSTRATA. Giornale settimanale illustrato per le famiglie

La rivista, pubblicata dalla Sonzogno a partire dal 1885 (fino al 1939), denunciava fin dal titolo l’intenzione di rifarsi all’omonimo famoso periodico francese “La Mode illustrée”, ma sul versante italiano per il taglio editoriale si avvicina maggiormente a riviste tradizionali come “Il tesoro delle famiglie”, perpetuandone stile e grafica anche nel nuovo secolo.
Il settimanale usciva il giovedì e, ad eccezione della copertina a colori, si componeva di 16 pagine illustrate in bianco e nero. Anche in questo caso, forse per lo stesso scopo conservativo e di rilegatura in volumi annuali, la numerazione delle pagine era progressiva per i diversi fascicoli.

L'affermazione di un genere editoriale

Tra il 1861 e il 1920 si assiste in Italia a un fenomeno editoriale di notevole entità (nascono 75 giornali di moda a Milano, 13 a Torino, 11 a Roma, 11 a Genova, 5 a Firenze e la Napoli), le cui ragioni vanno ricercate nel nuovo clima sociale e culturale dell'Italia post-unitaria e nello sviluppo tecnologico che investe in questi anni il mondo dell'editoria.
La progressiva crescita del tasso di alfabetizzazione e l'esigenza di un pubblico d'estrazione essenzialmente borghese di dare riscontro alla propria ascesa economica e sociale mediante l'imitazione di modelli comportamentali mutuati dall'aristocrazia, sono determinanti per il successo dei giornali di moda e stimolano molti editori, grandi e piccoli, a cimentarsi in questo campo, con la prospettiva d'una vantaggiosa operazione commerciale sul piano sia delle vendite sia degli introiti pubblicitari. La diffusione del giornale di moda investe inoltre anche in alcuni settori delle classi popolari come quello delle modiste, delle ricamatrici e sartine che vi trovavano strumenti utili per la professione. Queste pubblicazioni, oltre ai figurini e alle rubriche dedicate all'abbigliamento, contengono anche testi letterari, recensioni teatrali, consigli pratici per l'igiene, l'economia domestica, la cosmesi, suggerimenti di galateo, oltre a informazioni su argomenti di attualità e di costume. In sostanza, ciascuna di queste riviste si propone come una summa di quelli che, nella società borghese del secondo Ottocento (e oltre), vengono unanimemente ritenuti gli interessi femminili.