Donne nell'arte: Le vrai et le faux chic nella Belle Époque

La Dea madre contro la Femme fatale

“La bellezza femminile sembra assumere in ogni epoca un atteggiamento speciale; e quella moderna ha un accento proprio dell’ora che trascorre per la via del tempo con più febbrile battito d’ala. [...] La donna, o appare un dolce mistero - così negli occhi e nel sorriso della Gioconda - od è la placida compagna sottomessa all’uomo, nella vita serena tra le teste bionde dell’infanzia e i lini candidi degli armadii profumati. Appena negli ultimi del Settecento, nei primi del secolo scorso, a queste linee principali può aggiungersi qualche tipo che afferma maggiore intellettualità o procace civetteria o languidezza sentimentale; e la pittura si trova in intima rispondenza con le creature letterarie. Salvo dunque qualche lieve sfumatura può dirsi che la bellezza muliebre quale ci viene offerta dai documenti dell’arte suggerisce la calma e il riposo o evoca lente e aggraziate movenze come misurate al breve spazio in cui si svolge l’operosità della donna, composte per senso squisito di pudicizia; così Matelda procede tra i fiori, nel sole, per la foresta” (Guido Menasci, Sorriso novo... “Novissima. Albo d’Arti e Lettere”, IX, 1909, p. 15).

Così, in Italia fra Otto e Novecento, l’immaginario maschile - ma anche di gran parte delle stesse donne - ama “raffigurarsi” l’immagine-tipo della femminilità, programmaticamente estraendola dai modelli offerti dalle arti figurative e dalla letteratura della classicità, piuttosto che della modernità.
Anche quando le avanguardie rivendicano una silhouette vitalistica di bellezza esile e scattante, la donna italiana, stretta fra la piccante e indomabile civetteria delle parigine e la franchezza e indipendenza mascoline delle anglosassoni, si attarda in una visione ideale e materna di elegante e morbida dolcezza, sottolineata più che sconfitta dall’antagonista, la “belva bionda” della forza primitiva, ultima incarnazione della mortifera femme fatale, che la Grande Guerra sta scatenando sull’umanità (Guido Gozzano, La belva bionda. Divagazioni sulla guerra e sulla moda, “La Donna”, dicembre 1914, p. 43).

ARS ET LABOR. Musica e musicisti. Rivista mensile illustrata

Nel 1906 Musica e Musicisti diventa il sottotitolo di “Ars et Labor”, che dopo la morte di Giulio Ricordi, nel 1913, si fonderà con “Il Secolo XX”. Mensile elegantissimo che si caratterizza per gli splendidi servizi fotografici, mantiene la rubrica teatrale illustrata da Cagnoni, mentre continuano le collaborazioni del pittore Gian Emilio Malerba (Milano, 1880-1926), e del cartellonista e scenografo Leopoldo Metlicovitz (Trieste, 1868 - Como, 1944).
La femminilità raffigurata nelle copertine dei due artisti oscilla tra modernità e frivolezza.

NOVISSIMA. Albo d'arti e lettere

Diretta da Edoardo De Fonseca, la rivista, nata a Milano nel 1901, poi trasferita a Roma dal 1903, viene pubblicata per dieci anni, fino al 1910, cui sono da aggiungere anche dodici fascicoli apparsi a Roma nel 1913.
Era la più raffinata pubblicazione italiana dedicata all’arte della decorazione del libro, a cui collaborarono i maggiori artisti dell’epoca, stampata, in un originale formato oblungo, in duemila copie, la maggior parte destinate al mercato estero. “Novissima” ebbe un ruolo promozionale nei riguardi dello stile Liberty e dei giovani illustratori, tra le cui fila si annoverano Dudovich, Baruffi, Bompard, Majani e Terzi.
In essa si esalta programmaticamente “il tipo novo della bellezza feminile: tra una figura di giovinetta franca, sana, vigorosa meno lontana di un tempo dalla fierezza di un garzoncello, e quella di una donna già fatta, esperta, come forse non mai, della vita tanto più intensa ed aspra ... l’occhio cerca ancora, ed ancora per fortuna ritrova tra noi, il tipo eletto della donna italiana la cui viva bellezza per segreto incanto si ricollega alla muta beltà trionfale delle tele, delle statue divine, una e duplice gloria, di che nei secoli, si corona la dolcissima terra ...” (Guido Menasci, “Novissima”, IX, 1909).

LA LETTURA. Mensile del "Corriere della Sera"

“La Lettura”, mensile del “Corriere della Sera” - che dal 1899 aveva già il suo settimanale popolare “La Domenica del Corriere” e che dal 1908 con il “Corriere dei piccoli” si sarebbe dato quello per l’infanzia - nasce a Milano nel gennaio 1901 diretto da Giuseppe Giacosa. Visse fino al 1945 con una insignificante ripresa nel 1948.
Illustrato da Terzi, Pellegrini, Beltrame, solo a partire dal 1906, sull’esempio di “Musica e Musicisti”, inaugurerà la serie delle grandi copertine a colori di Leopoldo Metlicovitz, Gian Emilio Malerba, Aleardo Terzi, Marcello Dudovich ed altri, che dal 1912 al 1919 saranno esclusiva palestra di Achille Beltrame. La rivista era strutturata intorno ad un consistente articolo di fondo, seguito da poesie, novelle e commedie illustrate, reportages fotografici e profili di protagonisti della politica e della cultura; ogni numero - che si chiudeva con la rubrica Varietà: manciata di notizie, curiosità e brevi interventi - aveva il suo centro nel romanzo a puntate.
La copertina di Dudovich, ‘inviato speciale’ nelle più rinomate località di villeggiatura e di svago in tutta Europa, raffigura un tipo di donna elegante, protagonista dei riti mondani dell’alta società.

Il SECOLO XX. Rivista popolare illustrata

Nel 1902, l’editore Treves scende in campo con “Il Secolo XX. Rivista mensile illustrata”; la vecchia “Illustrazione Italiana” ha già il suo pubblico e all’editore è necessario un mensile popolare da usare come palestra per la propria scuderia di autori. Dal 1907 anche “Il Secolo XX” si aprirà sulle eleganti copertine a colori di Duilio Cambellotti, Rodolfo Paoletti, Luigi Bompard, e fino al 1933 avrà come collaboratori più assidui Marcello Dudovich ed Enrico Sacchetti.

VARIETAS. Rivista illustrata

Non solo le riviste specializzate si occupano di moda. Anche quelle di informazione adottano una rubrica di moda.
Nel maggio del 1904 l’editore Sonzogno affida a Giannino Antona-Traversi la direzione di “Varietas. Casa e famiglia”, che, sempre impostata sullo schema delle precedenti, avrà tra i suoi primi collaboratori Carlo Linzaghi, Alberto Martini, Luigi Dal Monte, Basilio Cascella e Francesco Galante. Intorno al 1913, sotto la direzione di Pasquale De Luca, principale illustratore sarà il fratello Aldo, con lo pseudonimo di Aldo Bruno “A.B.”, affiancato da Piero Mazzuccato, George Guillermaz, Luciano Ramo, Enrico Prampolini, Armando Curcio, Carlo Bisi, Carlo D’Aloisio, Gec (Enrico Gianeri) e Rodolfo Paoletti.
La donna effigiata in questa rivista, pur inevitabilmente partecipe della vita moderna fatta di movimento e di novità, viene invitata a mantenere, contro le tendenze “anglo-mascoline”, una più conservatrice coquetterie nell’abbigliamento e nelle maniere.

LA MODA dicembre 1914
LA MODA dicembre 1914
La belva bionda. Divagazioni sulla guerra e sulla moda

Articolo a firma Guido Gozzano.

NOVISSIMA 1909
NOVISSIMA 1909
Sorriso novo...

Articolo a firma Guido Menasci.

VARIETAS marzo 1907
VARIETAS marzo 1907

Articolo a firma A.P.

NOVISSIMA. Albo d'arti e lettere
NOVISSIMA. Albo d'arti e lettere

Milano, 1901-1913
Armonia di Marcello Dudovich
Collocazione 16.b*.II.1