La Dea madre contro la Femme fatale
“La bellezza femminile sembra assumere in ogni epoca un atteggiamento speciale; e quella moderna ha un accento proprio dell’ora che trascorre per la via del tempo con più febbrile battito d’ala. [...] La donna, o appare un dolce mistero - così negli occhi e nel sorriso della Gioconda - od è la placida compagna sottomessa all’uomo, nella vita serena tra le teste bionde dell’infanzia e i lini candidi degli armadii profumati. Appena negli ultimi del Settecento, nei primi del secolo scorso, a queste linee principali può aggiungersi qualche tipo che afferma maggiore intellettualità o procace civetteria o languidezza sentimentale; e la pittura si trova in intima rispondenza con le creature letterarie. Salvo dunque qualche lieve sfumatura può dirsi che la bellezza muliebre quale ci viene offerta dai documenti dell’arte suggerisce la calma e il riposo o evoca lente e aggraziate movenze come misurate al breve spazio in cui si svolge l’operosità della donna, composte per senso squisito di pudicizia; così Matelda procede tra i fiori, nel sole, per la foresta” (Guido Menasci, Sorriso novo... “Novissima. Albo d’Arti e Lettere”, IX, 1909, p. 15).