Donne nell'arte: Le vrai et le faux chic nella Belle Époque

La satira come arma e come segno

La donna, alla fine del secolo XIX, era ancora nella condizione di una creatura che, ritenuta per costituzione (più che per motivi economici) non in grado di autonomia e indipendenza, era da tenere sotto costante tutela/protezione, e dunque rimaneva priva di certi diritti che invece tutti gli appartenenti al sesso maschile avevano ottenuto già da tempo. Soltanto le appartenenti alle famiglie più facoltose potevano permettersi di sfidare le rigidissime convenzioni sociali esistenti.
La nuova realtà sociale prodotta dall'industrializzazione comincia però a cambiare la condizione di molte donne.
E, se nella classe operaia la manodopera femminile era sottopagata e sfruttata ancora più di quella maschile, alla donna di qualsiasi ceto restava completamente preclusa la vita politica, compreso l'emblematico diritto di voto.

Presto, tuttavia, le donne cominciarono a reagire. La lotta, partita soprattutto dalla giovane nazione americana e dall'Inghilterra, con il movimento delle “suffragette” (nomignolo dispregiativo, usato dagli uomini di tutti i partiti e di tutti i ceti sociali per deridere la pretesa delle donne al suffragio), incontrò una resistenza accanita da parte di politici, intellettuali, operai, mariti, figli e padri, che pure, talvolta, condividevano i principi di giustizia sociale. Le reazioni del “pubblico” maschile furono quasi sempre improntate all'ironia.
A cavallo tra Ottocento e Novecento, l'umorismo infatti prendeva come bersaglio la donna raffigurata nei suoi vezzi e nelle sue frivolezze, dall'atteggiamento all'abito, in una parola le sue debolezze vere o presunte: nel momento in cui si deve prendere atto della novità di donne che escono dalle mura domestiche, lavorano, fanno sport, guidano l'automobile, partecipano sia pure con grandi difficoltà alle trasformazioni tecnologiche e sociali della civiltà occidentale, la reazione non si fa attendere e, ai tipi dell'”ochetta” scervellata e fatua, della matrona dispotica e snob, della sensuale interessata e arrampicatrice, si affianca ad esempio quello della “cavallona” androgina e priva di grazia.

Le immagini graffianti di vignette satirico-umoristiche sulla figura femminile pubblicate sui periodici tra il 1870 ed il 1914 autorizzerebbero a prender per vera la falsa etimologia di “satira” da “Saturno”, il dio umorale, misantropo e malignamente misogino. Non mancano però, soprattutto fra gli italiani, illustratori che stemperano la critica sociale usando toni più favorevoli e affettuosi, e, col sorriso, lasciano trapelare perfino ammirazione per la giovane donna moderna.
Il risultato è così uno specchio dell'immagine vecchia e nuova della donna, e del suo ruolo in una società colta in in un periodo storico di passaggio, uno spaccato di come si rideva della/contro la donna fra l'Unità d'Italia e la Grande Guerra.

ITALIA RIDE. Settimanale artistico umoristico

La rivista, nata proprio sul crinale del secolo XIX come evoluzione di “Bologna che dorme” e con ambizioni meno circoscritte all'ambito locale, ha però vita brevissima, di soli sei mesi e 26 numeri, dal 6 gennaio al 30 giugno 1900. È un foglio apparentemente modesto, ma stampato con grande cura tipografica e fornito di un corredo di illustrazioni di prima qualità: vignette - per lo più satiriche, ma anche decorative - di gusto aggiornatissimo, ispirate ai modelli francesi (”Le rire” e “Revue blanche”) e tedeschi (”Jugend” e “Simplicissimus”, “Ver Sacrum”).
Citata come “il miracolo del Liberty bolognese”, “Italia ride” diventò subito un potente organo di diffusione di nuove idee artistiche, ma soprattutto consentì a molti giovani intraprendenti di maturare grazie ai reciproci scambi, sulla base degli orientamenti europei più all'avanguardia. Vi collaborarono oltre settanta disegnatori, da Augusto Majani, direttore artistico, ad Alfredo Baruffi, Augusto Sézanne, Luigi Bompard, Marcello Dudovich, Ugo Valeri (fratello maggiore del poeta Diego), Duilio Cambellotti, Ardengo Soffici e Franz Laskoff, che si riallaccia al 'team' dei cartellonisti di Casa Ricordi.
In sintonia con l'aspirazione della rivista ad essere il trait d'union progressista fra satira e arte, sulle copertine la donna veniva raffigurata come partecipe della modernità alla pari dell'uomo, più che essere un facile bersaglio per le sue pretese egualitarie, secondo la mentalità corrente degli umoristi.

Bologna che dorme

Il responsabile del settimanale (1898-1899, usciva il giovedì) era Giuseppe Bonfiglioli, ma la vera anima era Augusto Majani (Nasìca), con le sue copertine a colori e le decine di divertenti disegni. In particolare, in questa illustrazione, il disegnatore umoristico allude alla donna moderna, da corteggiare durante una gita notturna in bicicletta.
Fra i collaboratori della redazione di via de' Foscherari molti si firmavano con pseudonimi, come Ser Ciappelletto, Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini), Tisento, signor Fontana, Checco da Budrio ...; o i disegnatori, come Barfredo (Alfredo Baruffi) e Nasìca ...
Nei testi si alternano racconti e notizie bolognesi, anche in dialetto, con notizie storiche e divertenti su personaggi locali.
La rivista cessò col numero dell'8 dicembre 1899, per dar vita ad “un nuovo ed originale periodico artistico-umoristico “L'Italia ride” (il primo numero uscirà poi il 6 gennaio 1900, con una copertina a colori di Majani) ...”.

FANTASIO. Magazine gai

Fondata nel 1906, è una delle tipiche spensierate riviste di umorismo pubblicate a Parigi, come “Le Sourire”, o “La Vie Parisienne”. Molte erano considerate un po' “piccanti” e non adatte per le persone della buona società, ma in realtà proprio in tale pubblico simili riviste trovavano acquirenti. “Fantasio” era arricchita da un gran numero di disegni e riproduzioni fotografiche ed eliotipie, dentro e fuori testo, opera dei maggiori disegnatori dell'epoca, da Auguste Roubille, autore delle copertine, a Raphael Kirchner, ai caricaturisti come Joseph Kuhn-Régnier e Adrien Barrère.
Dal 1° novembre 1913 il periodico inaugurò una rubrica fissa, Les foll'Modes, “où les multiples côtés de la mode contemporaine seront passés en revue”, illustrata da Armand Vallée.
Come tutte le pubblicazioni francesi durante la prima guerra mondiale, “Fantasio” fece del suo meglio per sostenere la causa patriottica, dedicando un numero sostanzioso di pagine a raffigurare soldati e quello che ad essi poteva piacere di più: le ragazze.

FANTASIO. Magazine gai
FANTASIO. Magazine gai

Paris, a.VIII, n. 172
15 settembre 1913

FANTASIO. Magazine gai
FANTASIO. Magazine gai

15 settembre 1913
Douces Fumées di Raphael Kirchner

FANTASIO. Magazine gai
FANTASIO. Magazine gai

15 settembre 1913
L'idole bleue
di Raphael Kirchner

BOLOGNA CHE DORME. Periodico umoristico, letterario, illustrato
BOLOGNA CHE DORME. Periodico umoristico, letterario, illustrato

3 agosto 1899

LE RIRE. Journal humoristique

“Le Rire” è stata una rivista francese di satira politica e sociale. Fondata a Parigi durante la Belle Époque dall'editore Felix Juven, uscì dall'ottobre 1894 al 1950 ed ebbe subito un ruolo nell'affare Dreyfus.
Nei suoi primi anni “Le Rire” pubblicò tavole di Léandri, l'americano Henry 'Hy' Mayer, Lucien Métivet, Benjamin Rabier, Sem, l'italiano Leonetto Cappiello, e contribuì a lanciare importanti autori e disegnatori. Ospitò i maggiori artisti del tempo, come Toulouse-Lautrec.
L'immagine femminile nelle sue copertine è trattata con lo stesso spirito caustico che contraddistingue la rivista.