Il teatro anatomico

teatro anatomico

La sala, chiamata Teatro per la caratteristica forma ad anfiteatro, fu progettata nel 1637 per le lezioni anatomiche dall'architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro dei Carracci.
Venne costruita in legno d'abete e decorata con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici (Ippocrate, Galeno, Fabrizio Bartoletti, Girolamo Sbaraglia, Marcello Malpighi, Carlo Fracassati, Mondino de' Liuzzi, Bartolomeo da Varignana, Pietro d'Argelata, Costanzo Varolio, Giulio Cesare Aranzio, Gaspare Tagliacozzi) e in alto venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese.
La cattedra del lettore, che sovrasta quella del dimostratore, è fiancheggiata da due statue dette "Spellati", scolpite nel 1734 su disegno di Ercole Lelli, famoso ceroplasta dell'Istituto delle Scienze. Sopra al baldacchino una figura femminile seduta, allegoria del'Anatomia, riceve come omaggio da un putto alato non un fiore, ma un femore.
La sala anatomica ha subito gravissimi danni nel bombardamento che il 29 gennaio 1944 distrusse quest'ala dell'edificio ed è stata ricostruita nell'immediato dopoguerra riutilizzando le sculture lignee originali, fortunatamente recuperate dalle rovine.

Il soffitto a cassettoni, realizzato nel 1645 da Antonio Levanti, è decorato con figure simboliche rappresentanti quattordici costellazioni e al centro Apollo, nume protettore della medicina.
La scelta del tema astrologico risale alla tradizione di consultare gli astri prima di procedere alle operazioni o di somministrare farmaci, secondo una concezione della medicina che risente dell'influsso esercitato in tutt'Europa dalla scienza diffusa dagli Arabi fin dai tempi della conquista della Spagna. L'astrologia veniva associata alla medicina, ed ogni parte del corpo era posta sotto la tutela di un segno zodiacale, del resto l'Astrologia continuò ad essere materia di studio anche all'università bolognese fine a tutto il secolo XVII. La decorazione del soffitto riflette un certo modo di concepire l'uomo e la sua vita biologica in rapporto con la natura e il cosmo.

soffitto

Il soffitto del Teatro anatomico in una silografia del 1668 attribuita a Matteo Barboni e Lorenzo Tinti. (La disposizione delle figure rispetta quella attuale, fatta eccezione per Andromeda e il Sagittario, che risultano invertiti.)
Il Teatro ha subito nel corso del tempo vari interventi, il più ingente dei quali risale alla ricostruzione operata dopo il bombardamento del 29 gennaio 1944, che lo aveva investito in pieno ma, fortunatamente, senza distruggere le sculture e gli stemmi. In occasione di quel restauro era stata completamente rifatta secondo il disegno originario la copertura lignea delle pareti, reinserendo nelle loro posizioni le antiche statue, appena reintegrate.
Nel 2006 i problemi conservativi del legno d'abete che riveste la sala hanno indotto l'Amministrazione Comunale di Bologna a programmare un intervento di restauro per la salvaguardia della struttura delle pareti e del soffitto, esteso a tutte le decorazioni e le statue, minacciate dallo scorrere inesorabile del tempo e dall'inquinamento ambientale. Alla pulitura dei legni è seguito un esame del loro stato di conservazione per procedere poi a trattamenti preventivi contro l'attacco di parassiti, disinfestazione e trattamento con sostanze antitarlo, idrorepellenti e ignifughe. L'intervento, costato 68.000 euro, è stato finanziato in gran parte grazie ai proventi del Gioco del Lotto: il restauro del Teatro Anatomico è risultato vincitore nell'anno 2003 del concorso "Lotto per l'arte" indetto da Lottomatica, che aveva messo al primo posto questo monumento fra i tre indicati per le iniziative a favore dell'arte nella regione Emilia Romagna. Il Comune di Bologna ha potuto così ricevere un contributo di 50.000 euro. Il progetto del restauro è stato curato dal settore Lavori Pubblici del Comune di Bologna, e condotto dalla ditta specializzata "Il Leonardo" di Bologna, che si era aggiudicata l'appalto. I lavori hanno avuto una durata di sei mesi, rispettando i tempi programmati per restituire il più presto possibile alla città e ai suoi numerosissimi visitatori, dall'Italia e dall'estero, un gioiello storico ed artistico.
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