Donato Creti (1671-1749)

La pittura del Creti, definito il Reni del Settecento perché cercava di imitarne e anzi di superarne la perfezione e l'ideale di bellezza, è la più cristallina versione figurativa del gusto dell'Arcadia.
Seguace di Lorenzo Pasinelli, era allievo di Simone Cantarini. Il desiderio di perfezione e il superamento dei modelli del passato era il mito a cui si univa un desiderio di immortalità. Cercava la bellezza in ogni dettaglio: per questo, scrive Giampietro Zanotti nella sua Storia dell'Accademia Clementina, perdette il sonno e la quiete e divenne quasi pazzo, rifacendo continuamente i suoi quadri.