La pittura del Creti, definito il Reni del Settecento perché
cercava di imitarne e anzi di superarne la perfezione e l'ideale
di bellezza, è la più cristallina versione figurativa del gusto
dell'Arcadia.
Seguace di Lorenzo Pasinelli, era allievo di Simone Cantarini. Il
desiderio di perfezione e il superamento dei modelli del passato
era il mito a cui si univa un desiderio di immortalità. Cercava
la bellezza in ogni dettaglio: per questo, scrive Giampietro
Zanotti nella sua Storia dell'Accademia Clementina,
perdette il sonno e la quiete e divenne quasi pazzo, rifacendo
continuamente i suoi quadri.