Convegno internazionale nell'ambito di Ottobre, piovono libri: i luoghi
della lettura 2007
Biblioteca Classense - Ravenna, 19 ottobre - 20 ottobre 2007
Relazione del Direttore Pierangelo Bellettini.
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Quando Donatino Domini mi ha invitato a partecipare a questa giornata,
ho subito accettato con grande piacere per due motivi.
Prima di tutto perché sono molto legato alla Classense, che è
la biblioteca nella quale mi sono formato e che frequentavo quasi quotidianamente
molti anni fa, quando studiavo al liceo qui a Ravenna. E quindi saluto sempre
con grande soddisfazione i successi che la Classense via via consegue, come
in questa occasione con l'inaugurazione dei nuovi servizi di accesso e di
prima accoglienza.
In secondo luogo, il tema del nostro incontro (La biblioteca civica, oggi.
Esperienze a confronto) mi è sembrato estremamente stimolante e per
così dire "necessario"
e ho ritenuto che fosse di
qualche utilità presentare il caso bolognese, con riferimento all'Archiginnasio,
proprio per la sua "differenza", per la sua peculiarità
rispetto alle altre biblioteche civiche italiane, in particolare quelle
della nostra regione.
La singolarità del caso bolognese - è presto detto - consiste
fondamentalmente in questo: a Bologna le funzioni di conservazione e di
sedimentazione della memoria storica e quelle invece di pubblica lettura
e di informazione generale sono state affidate ad organismi bibliotecari
distinti.
Mentre in genere nelle altre città abbiamo a che fare con biblioteche
"civiche" che assolvono ad entrambi i compiti, a Bologna si è
attuata invece una netta separazione di ruoli e di funzioni che ha dato
origine a strutture bibliotecarie comunali molto differenziate.
Le origini di questa separazione a Bologna, a ben vedere, risalgono addirittura
ad un secolo fa, quando nel 1909 venne fondata, distaccata dall'Archiginnasio,
la Biblioteca Popolare, che nel 1929 venne accorpata anche fisicamente alla
Biblioteca della Casa del Fascio.
Da questa biblioteca rinacque nel dopoguerra la Biblioteca Popolare, poi
trasformatasi in Biblioteca Centrale di Pubblica Lettura, centro-sistema
di una rete di biblioteche di quartiere. Nel 1990 le funzioni delle biblioteche
nei quartieri vennero delegate ai Consigli di Quartiere.
Ancora oggi le biblioteche di quartiere a Bologna non dipendono dall'Assessorato
alla Cultura, ma esclusivamente dagli organismi rappresentativi dei singoli
Quartieri. Questo ovviamente non ha impedito forme importanti di coordinamento
fra i vari istituti (entrati tutti a fare parte del medesimo polo del Servizio
Bibliotecario Nazionale), ma non ha certo contribuito alla ricerca di nuove
forme gestionali, quali la progettata Istituzione delle biblioteche comunali
di Bologna.
Da ultimo, nel 2001 veniva aperta al pubblico la nuovissima realizzazione
della Biblioteca di Sala Borsa, che si imponeva subito per gli iperbolici
numeri delle sue prestazioni (1.300.000 visitatori e circa 1 milione di
prestiti nel 2006).
Ho voluto darvi qualche brevissimo cenno di storia delle biblioteche comunali
bolognesi nell'ultimo secolo, per potere meglio passare ora a trattare della
situazione attuale.
Prima di tutto, però, una necessaria premessa.
A Bologna non esistono solo biblioteche comunali.
Anzi, parlando di strutture bibliotecarie a Bologna, il protagonista non
è il Comune, bensì l'Università che fra biblioteche
di Facoltà e di dipartimento annovera addirittura un'ottantina di
istituti diversi.
Le biblioteche del Comune di Bologna aperte al pubblico, fra grandi e
piccole, sono invece attualmente 25.
Sono suddivise in base alla tipologia in due raggruppamenti: le biblioteche
cosiddette di informazione generale (e cioè Sala Borsa e 11 biblioteche
di quartiere) e le biblioteche cosiddette specializzate (e cioè l'Archiginnasio
e 12 biblioteche per così dire tematiche, quali la biblioteca di
Casa Carducci, la biblioteca del Museo della Musica, del Museo del Risorgimento,
della Cineteca, del MAMBo, cioè del Museo d'Arte Moderna di Bologna
etc. etc.).
Questa ripartizione è quella adottata dal controllo di gestione del
Comune di Bologna, per consentire confronti significativi fra le varie realtà
bibliotecarie e le relative prestazioni. È ovvio che non avrebbe
senso mettere a confronto - ad esempio - l'entità dei prestiti di
una biblioteca come Casa Carducci (che non effettua prestiti) con quelli
di una biblioteca di quartiere.
È invece significativo effettuare dei confronti fra le biblioteche
dei due gruppi prendendo in considerazione determinati indicatori, quali
il patrimonio librario, il numero degli ingressi, cioè degli utenti
che accedono ai servizi della singola biblioteca, il personale impiegato
e i costi totali di funzionamento.
I dati che vi presento fanno tutti riferimento all'anno 2006.
Per quello che riguarda il patrimonio librario (diagramma 1) possiamo notare come l'Archiginnasio da solo rappresenti il 50,4% del totale del patrimonio librario del Comune di Bologna (valutabile a circa 1 milione e 800mila volumi). L'insieme di Archiginnasio e biblioteche cosiddette specializzate arriva a coprire il 69,2% del totale, mentre Sala Borsa e biblioteche di quartiere cumulativamente arrivano a rappresentare il 30,8%.
Totalmente differente è invece l'andamento degli "ingressi" (diagramma 2), il numero cioè dei visitatori che accedono alla biblioteca. Qui la parte del leone la fa decisamente Sala Borsa, che da sola rappresenta il 72,4% degli "ingressi". Mentre l'Archiginnasio e le biblioteche cosiddette specializzate arrivano a malapena al 6,2% del totale. In particolare l'Archiginnasio rappresenta il 3,6% del totale, percentuale molto bassa ma che, a ben vedere, corrisponde in valore assoluto a 65.000 utenti all'anno, risultato tutt'altro che disprezzabile per una biblioteca fondamentalmente di conservazione e di ricerca quale è ormai diventata l'Archiginnasio.
Se prendiamo in considerazione le risorse umane impiegate per fare funzionare queste 25 biblioteche comunali, calcolando il personale a tempo indeterminato, quello a tempo determinato, i co.co.co., gli stagisti, i volontari, i cosiddetti "anziani" e il personale delle ditte vincitrici di gare d'appalto arriviamo a conteggiare 287 unità di personale full time equivalent, che in percentuale vengono così ripartite fra Archiginnasio, biblioteche cosiddette specializzate, Sala Borsa e biblioteche di quartiere (diagramma 3). Nell'insieme Sala Borsa copre da sola il 33,7% del totale e si arriva al 62,6% calcolando insieme Sala Borsa e biblioteche di quartiere. L'Archiginnasio da solo rappresenta il 19,9% e insieme alla altre biblioteche specializzate arriva al 37,4%.
Da ultimo i costi. Sommando tutte le possibili voci di spesa, quindi non
solo i bilanci ordinari delle biblioteche, ma anche -ovviamente - le spese
di personale, le utenze, l'ammortamento dei beni immobili e mobili si arriva
ad un costo totale annuo, sostenuto dal Comune di Bologna, di circa 15 milioni
di euro. Così ripartito (diagramma 4).
Sala Borsa da sola rappresenta il 32,7% della spesa totale annuale, percentuale
che sale al 58,8% se si considera unitariamente Sala Borsa e le biblioteche
di quartiere. L'Archiginnasio rappresenta il 19,8% della spesa totale, percentuale
che arriva al 41,2% se si considerano insieme Archiginnasio e biblioteche
specializzate.
Ovviamente se si circoscrive l'analisi alle due biblioteche principali, Archiginnasio e Sala Borsa, mettendo a confronto la spesa destinata ai servizi al pubblico rispetto a quella destinata alla gestione e valorizzazione delle raccolte, si hanno per le due biblioteche dei valori percentuali significativamente diversi (diagramma 5).
| Servizi al pubblico | Gestione e valorizzazione delle raccolte | ||
| Archiginnasio | 47,1% | 52,9% | 100% |
| Sala Borsa | 87,8% | 12,2% | 100% |
Tutto questo diluvio di numeri e di percentuali che vi ho presentato,
mi è servito per contestualizzarvi meglio il nuovo ruolo che la Biblioteca
dell'Archiginnasio in parte già ormai ricopre e in parte è
destinata a ricoprire sempre più all'interno del sistema delle biblioteche
comunali di Bologna.
Già nel 1985, quindi più di 20 anni fa, alla fine di un lavoro
istruttorio di cui fu incaricato un Consiglio di Biblioteca presieduto da
Luigi Balsamo, venne sancito nel primo articolo del nuovo Regolamento che
(cito): "La Biblioteca dell'Archiginnasio è un istituto culturale
del Comune di Bologna destinato alla conservazione, incremento e valorizzazione
del patrimonio documentario
. Sulla base delle specifiche caratterizzazioni
storiche, svolge funzioni di informazione specializzata, di documentazione
per la ricerca, di promozione culturale".
In pratica, nel 1985 veniva delineata una biblioteca di conservazione e
di ricerca, delegando implicitamente ad altre strutture le funzioni dell'informazione
generale e della cosiddetta "pubblica lettura".
Naturalmente questo ebbe delle conseguenze importanti sia sulla politica
delle acquisizioni (vennero subito azzerati gli acquisti di narrativa contemporanea),
sia sui servizi al pubblico (con il divieto di accesso agli studenti con
libri propri).
Questa innovazione fece passare il numero annuo degli utenti della biblioteca
dalle 120.000 presenze degli anni fino al 1982 alle 50.000 presenze degli
anni dal 1986 in poi.
L'Archiginnasio si trasformava così in qualcosa di diverso rispetto
alla Classense o alla Panizzi di Reggio Emilia, e diventava sempre più
assimilabile - anche se "civica" - a biblioteche che in genere
sono statali quali la Marciana, la Braidense, o per restare nella nostra
regione la Palatina di Parma o l'Estense di Modena.
Fra l'altro il confronto statistico con queste biblioteche risulta per l'Archiginnasio
molto più lusinghiero - ovviamente - che non con Sala Borsa. Se si
prende in considerazione il numero dei lettori nel 2005 (gli ultimi dati
disponibili) abbiamo la seguente tabella (diagramma 6):
| Archiginnasio | 67.949 |
| Braidense | 48.976 |
| Palatina | 45.678 |
| Estense | 30.220 |
| Marciana | 20.990 |
Ma è ormai opportuno introdurre quello che è forse il tema
più importante per delineare il futuro dell'Archiginnasio, e cioè
la politica delle accessioni e l'incremento del patrimonio. Negli ultimi
decenni, oltre alla proprie acquisizioni ordinarie (via via riposizionate
man mano che mutava e si articolava il sistema delle biblioteche comunali),
l'Archiginnasio ha inglobato interi fondi librari, pervenuti per lo più
in dono o da Istituti o da privati. Stiamo parlando solo negli ultimi anni
di quasi 66.000 volumi (diagramma 7).
| Denominazione | Quantità |
| Luciano Anceschi | 21.543 |
| Francesco Arcangeli | 11.951 |
| Casa del Fascio | 8.309 |
| Consorzio Provinciale di Pubblica Lettura | 5.787 |
| Riccardo Bacchelli | 4.719 |
| Maria Sara Goretti | 4.304 |
| Antonio Baldacci | 3.948 |
| Wanda Bergamini | 2.215 |
| Istituto professionale femminile Sirani | 1.878 |
| Alberto Cagli | 1.220 |
| Totale | 65.874 |
Ovviamente accanto ai libri sono pervenuti in Archiginnasio anche i relativi fondi archivistici (e quindi la carte di Riccardo Bacchelli, di Luciano Anceschi, di Francesco Arcangeli, etc.).
Questo per dire che la Biblioteca dell'Archiginnasio viene sempre più qualificandosi come una sorta di archivio nel quale si sedimentano la produzione culturale e la memoria storica di Bologna, e in questo modo l'Archiginnasio viene ormai vissuto dalla città: non vi è fondo librario o archivistico di qualche importanza che, al momento della cessazione dell'attività del suo produttore, non venga proposto prioritariamente all'Archiginnasio (poi, volta per volta, si decide se accettare o meno il dono a seconda - ovviamente - dell'interesse del fondo).
Si è poi aperto un nuovo fronte negli ultimi anni, che è
quello dello sfoltimento controllato delle raccolte di Sala Borsa e delle
biblioteche di quartiere, che necessitano di continuo aggiornamento e che
ormai puntano tutte alla "crescita zero" (tanti libri-cd-dvd nuovi
si comprano annualmente, tanti - ovviamente quelli con più basso
indice di circolazione - devono essere avviati alla dismissione).
Calcolate, per avere un ordine di grandezza del problema, che le nuove accessioni
di Sala Borsa e delle biblioteche di quartiere assommano annualmente a circa
40.000 unità.
Si tratta quindi di un enorme problema, anche proprio dal punto di vista
quantitativo, problema che a Bologna cerchiamo di affrontare in una logica
di sistema.
Un'apposita Commissione comunale per la dichiarazione di fuori uso del materiale
librario ha steso, in raccordo maturalmente con la Soprintendenza regionale
per i beni librari, un documento, estremamente prudente, rivolto ai responsabili
delle singole biblioteche di pubblica lettura, con l'indicazione delle norme
e delle procedure alle quali attenersi se vogliono formulare proposte di
scarto.
Si è deciso fra l'altro che nessuna biblioteca comunale possa dismettere
l'esemplare di un'edizione che risulti l'unico esemplare posseduto all'interno
del sistema delle biblioteche comunali bolognesi e che per di più
non sia posseduto dalla Biblioteca Universitaria di Bologna, e questo per
non immiserire le risorse documentarie complessive a disposizione nel territorio.
Parte di questi volumi, per i quali non viene consentito lo scarto, soprattutto
di quelle biblioteche che non hanno più spazio disponibile, stanno
già arrivando all'Archiginnasio, dove hanno dato vita ad una nuova
sezione di collocazione.
A ciò si aggiunge, ma su questo faccio un accenno, il fatto che la Regione Emilia-Romagna ha individuato nell'Archiginnasio l'istituto nel quale costituire l'archivio regionale della produzione editoriale emiliano-romagnola.
Potete quindi bene intuire che uno dei problemi più importanti che ha l'Archiginnasio (o - meglio - che ha il sistema delle biblioteche comunali bolognesi) in questo momento è quello della realizzazione di un nuovo capientissimo deposito librario unificato nel quale fare convergere, selezionare e trattare tutto questo materiale librario e documentario.
L'Archiginnasio si avvia quindi sempre più a diventare la sezione di conservazione per l'intero sistema bibliotecario comunale, e addirittura sede dell'archivio della produzione editoriale regionale. Quindi sempre più una biblioteca-archivio.
Questo riposizionamento dell'Archiginnasio e questo irrobustimento delle
funzioni affidategli non si accompagna in maniera automatica (anzi, tutt'altro)
ad una lievitazione del pubblico che accede fisicamente ai servizi della
Biblioteca.
I bibliotecari dell'Archiginnasio hanno operato in questi anni per accompagnare
e per guidare questa evoluzione, cercando comunque di evitare i rischi impliciti
di marginalizzazione che una collocazione del genere comporta nella considerazione
degli amministratori locali.
È intuibile infatti che in genere Sindaci e Assessori alla Cultura
siano più sensibili a finanziare strutture bibliotecarie nuove, di
grande richiamo, rivolte alla contemporaneità e in grado di attirare
grandi numeri di utenti, piuttosto che a investire sulla conservazione e
sulla valorizzazione delle testimonianze documentarie.
Devo dire che è stata e continua ad essere una gara quotidiana defatigante,
mai definitivamente vinta, che comunque l'Archiginnasio ha potuto in questi
anni, fra alti e bassi, affrontare potendo contare sul legame identitario
che la città ha con la sua più antica biblioteca comunale,
fra l'altro visitata ogni anno da circa 150.000 turisti e costantemente
al centro dell'attenzione pubblica anche perché sede di un'intensissima
attività di eventi culturali, conferenze, presentazione di novità
editoriali.
Negli ultimi 10 anni si è investito moltissimo sulla catalogazione
e sono stati catalogati all'interno del Servizio Bibliotecario Nazionale
più di 280.000 volumi (diagramma 8). Si può notare come vi
sia una flessione nel 2006, che prosegue anche nel 2007 e ovviamente questo
mi preoccupa molto.
Attualmente solo il 33% del patrimonio librario a stampa della Biblioteca è presente nell'opac di SBN. La restante parte del patrimonio, comunque, è ugualmente in rete grazie alla versione digitalizzata del catalogo storico Frati-Sorbelli pubblicata sul web fin dal febbraio 2001.
Sul fronte invece dei fondi speciali archivistici, negli ultimi 10 anni
sono stati inventariati scientificamente 15 fondi (fra i quali le carte
di Aurelio Saffi e di Riccardo Bacchelli) per un totale di 1.530 buste d'archivio,
pari ad uno sviluppo lineare complessivo di 144 metri.
Attualmente la Biblioteca dell'Archiginnasio partecipa al progetto Una
città per gli archivi promosso e sostenuto dalle due Fondazioni
bancarie bolognesi (la Fondazione della Cassa di Risparmio e quella della
Banca del Monte), progetto che mira a salvaguardare e a valorizzare gli
archivi otto e novecenteschi (soprattutto quelli più a rischio di
dispersione).
Si tratta di un progetto triennale, che si avvale della consulenza scientifica
di esperti quali Linda Giuva e Isabella Zanni Rosiello, e che sta già
dando i suoi frutti.
Ma naturalmente la valorizzazione del patrimonio attraverso attività di catalogazione e inventariazione archivistica, pur se evidentemente necessaria e imprescindibile, non è di per sé sufficiente ad ottenere un immediato riscontro a livello di utenti o di richieste di libri in lettura. Che in effetti negli ultimi anni non sono aumentati pure a fronte di questo sensibile aumento delle risorse disponibili segnalate in rete.
E ciò in conseguenza sia del fatto che la catalogazione ha affrontato soprattutto fondi "pregressi", che ovviamente interessano non il grande pubblico ma pochi, anche se qualificati, ricercatori, sia perché è venuta meno la redazione di impegnative tesi di laurea, sia in conseguenza dello sviluppo di Internet che mette a disposizione molte informazioni, pur se non criticamente vagliate.
Si è cercato di affrontare il problema in più modi: attraverso
una campagna di comunicazione, con la diffusione via web di una newsletter
mensile sull'attività della biblioteca, con la stampa di pieghevoli
dedicati alle nuove risorse messe a disposizione, con l'allestimento di
mostre documentarie, ad esempio nel caso di significativi fondi archivistici
appena inventariati.
Sempre nell'ottica di incentivare la frequentazione del pubblico e l'uso
delle risorse, ci si è sforzati di rendere sempre più amichevole
e facile l'accesso ai servizi della Biblioteca. Da qui il potenziamento
dei servizi al pubblico, la semplificazione - nei limiti ovviamente del
possibile - delle procedure di accesso, la realizzazione di form in rete
per la prenotazione dei materiali, la partecipazione al progetto di reference
digitale cooperativo Chiedilo al bibliotecario.
E soprattutto la realizzazione di una biblioteca digitale (diagramma 9), già ora ricca di oltre 1 milione e mezzo di immagini digitalizzate, molto articolata, formata non solo da strumenti di ricerca quali il catalogo Frati-Sorbelli, ma anche da vere e proprie serie documentarie, messe in rete tendenzialmente nella loro globalità, in quanto fonti per la storia di Bologna, ad esempio i bandi del Seicento e del Settecento della Raccolta Merlani, la Gazzetta di Bologna (dal 1642 al 1796), la serie dei ritratti del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, le edizioni antiche delle operine di Giulio Cesare Croce.
Insomma, l'articolazione del sistema bibliotecario comunale bolognese e la suddivisione al suo interno delle funzioni evidenziano sempre più il ruolo dell'Archiginnasio quale biblioteca-archivio, al passo però coi tempi e con le nuove tecnologie per rispondere sempre meglio alle domande di informazione e di documentazione che emergono dalla società e dal mondo della ricerca.
