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BERTOLDO E IL SUO RE
Regia e adattamento del testo di Anastasia Costantini
Con Elisabetta Baliam, Anastasia Costantini, Massimo Macchiavelli, Valentino
Poggi
Luci a cura di Andrea Ballanti
Lo spettacolo "Bertoldo e il suo re" è tratto dall'omonima
opera di Giulio Cesare Croce, il poeta cantastorie che ancora, dopo quattro
secoli, è ricordato per questo capolavoro in cui si dimostra con
brillantezza che "la saggezza e l'astuzia non convivono bene con il
potere".
Bertoldo, contadino rozzo ma di cervello fino, arriva all'immaginaria corte
veronese di Alboino re dei Longobardi e, duellando con il monarca a proverbi
ed astuzie, finisce per diventare suo consigliere.
Il Croce rappresenta un mondo in cui, secondo la tradizione carnevalesca,
al "villano" furbo e di aspetto selvatico e alle donne è
consentito comandare per un giorno e sovvertire le gerarchie del potere
e di impartire ai potenti, con modi giullareschi, importanti lezioni di
vita.
La scrittura del Croce, così legata al suo tempo - la seconda metà
del '500 - da risultare capricciosa e talvolta impegnativa alla lettura,
acquista originalità e pregio quando è sostenuta dalla magia
del teatro che fornisce codici di interpretazione anche ai più giovani
rendendo loro accessibile e importante la cultura di un mondo contadino
che non hanno conosciuto.
La figura del Bertoldo
" Le sottilissime astuzie del Bertoldo", più che alla
narrativa, sembra appartenere al genere delle farse teatrali carnevalesche
in cui il dialogo è pura apparenza: un pretesto per buttar giù
spropositi, sproloqui, giochi di parole; un testo comico e in alcuni punti
favolistico che ben si presta ad essere raccontato sotto forma di spettacolo
di teatro-ragazzi.
Giulio Cesare Croce inquadra la voglia di libertà di Bertoldo nella
matrice carnevalesca del libro e riesce a raccontarla secondo le rivoluzioni
effimere del mondo alla rovescia e le programmate inversioni sociali in
cui villani e donne comandano, ma solo per un giorno.
Bertoldo, nato dallo stesso parto dell'asino, con la gravezza dei suoi modi
rozzi, si reca alla corte di Re Alboino e l'arrivo del villano " brutto
e mostruoso" a palazzo viene sentito come un enigma vivente, in cui
la natura ha infuso doti particolari, un essere fuori dal comune, talmente
saggio che la sua audacia e la sua furbizia non vengono punite.
La gerarchia dei dominatori sarà in qualche modo sconvolta dal rappresentante
di una cultura diversa, inferiore, e sarà umiliata da questo buffone
uscito da un gruppo subalterno e marginale che alla fine, dopo aver scardinato
dall'interno le regole della corte e della monarchia, si aggrega ad essa
finendo per condizionarla e segnando in qualche modo la rivincita dei villani
contro gli aristocratici saggi, del terrestre contro il divino, della campagna
contro il castello e coglie il momento giusto per una rivendicazione libertaria
dell'illetterato contro i filosofi dell'umanesimo.
Croce fu scrittore esperto di trame, scenari e linguaggi teatrali svincolati
dalla morale medievale e orientati verso i modi della farsa popolare, piena
di equivoci mentali e verbali. In Bertoldo, come poi in Bertoldino suo figlio,
si ritrovano un gusto, una tecnica e una successione di battute che già
fanno pensare a uno spazio teatrale, quello della commedia dell'arte e del
teatro comico popolare.